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I Balcani e il problema della sicurezza

La Serbia entra nell’area Schengen e domani si candida a un posto nella Ue

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I cittadini della Serbia, del Montenegro e della Macedonia ormai possono viaggiare senza i visti, con nuovi passaporti biometrici, nei 25 paesi europei della "zona Schengen", esclusi Gran Bretagna e Irlanda. Con la decisione del Consiglio dell'Unione europea, i funzionari europei a Bruxelles hanno inviato un chiaro messaggio che il posto della Serbia in futuro è nell'Unione europea. A conferma di questo il presidente serbo Boris Tadic presenterà martedì a Stoccolma la candidatura della Serbia per l'adesione all'Ue. A dare la notizia è stata l'agenzia Beta, organo d'informazione serba, che cita il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, secondo il quale "la Serbia ha fatto un passo storico decidendo di presentare la sua candidatura. Con piacere accoglierò il presidente serbo Boris Tadic a Stoccolma il 22 dicembre, quando la domanda sarà ufficialmente depositata".

Nonostante siano passati quasi due anni dalla proclamazione del Kosovo indipendente, questo biennio sembra pesare molto di più ai serbi kosovari che ai concittadini oltre il confine. Infatti il Kosovo è rimasta l'unica zona di matrice serba alla quale non sono stati riconosciuti i benefici degli sdoganamenti europei. Il cammino verso l'Unione europea è un obiettivo serbo che affonda le sue radici in un rapporto diplomatico quasi decennale. Nel 2003 la Serbia è stata ammessa al Consiglio d'Europa. Ha inoltre espresso il desiderio di aderire al programma Partnership for Peace della Nato. Sia la Nato che l'Unione Europea hanno posto come condizione per la collaborazione la piena cooperazione da parte della Serbia con il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia. Anche se molti indiziati negli ultimi anni si sono costituiti volontariamente, facilitando il percorso della giustizia auspicato dagli organi internazionali, i rapporti di vecchia data tra la Serbia e la Nato restano il tallone d'Achille nei rapporti internazionali. Ricordiamo infatti che i bombardamenti Nato del 1999 restano una ferita sociale per la popolazione e le istituzioni serbe.

Nel settembre 2007 la Serbia e l'Unione Europea hanno concluso i colloqui sul testo dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione, quale primo passo verso l'integrazione europea. L'accordo è stato firmato il 29 aprile 2008 (dopo due anni e mezzo di negoziati). Con gli arresti di Stojan Zupljanin (latitante dal 2001) avvenuto nel giugno 2008 e di Radovan Karadzic avvenuto nel luglio 2008, resta solo uno il principale latitante ricercato: il generale serbo bosniaco Ratko Mladic, il "macellaio" di Srebrenica. Lo scacco all'Europa è stato giocato infine dalle ultime elezioni parlamentari serbe del maggio 2008 con la vittoria dei partiti filo europeisti. Nonostante il sostanziale pareggio tra il blocco europeista, con la coalizione "Per una Serbia Europea" sostenuta dal presidente Tadic, al 39% e quello conservatore, con il SRS al 28% ed i DSS di Kostunica all'11%, dopo ben due mesi di colloqui con il presidente Tadic, l'8 luglio 2008 viene nominato un nuovo governo di coalizione tra partiti europeisti e SRS; con l'appoggio esterno dei liberali di Cedomir Jovanovic. La percentuale Kostunica verrà riconosciuta designando Mirko Cvetkovic primo ministro.

Ma il progetto dell'entrata della Serbia nella Ue lascia titubanti i conservatori europeisti sulla integrità dell'Unione, per una serie di realtà sociali, economiche e politiche Nel settore economico le conseguenze delle guerre e delle scelte politiche in cui la Serbia è stata coinvolta dal Governo di Slobodan Milosevic hanno condizionato lo sviluppo dell'economia per decenni, portando il Paese in uno stato di isolamento e decrescita economica, seguito da un lungo periodo di sanzioni economiche internazionali, danneggiamento delle infrastrutture nazionali e della reputazione del Paese. Questo ha condizionato molto i giudizi dei leader dei Paesi Bassi, anche se Stati come Italia, Francia e Spagna non hanno mai smesso di spalleggiare la Serbia in vista dei positivi risvolti economici dati da ampi investimenti stranieri A partire dal 2001 infatti molti indicatori economici sono positivi. La crescita del PIL si attestava nel 2004 attorno all'8%. Con un tasso di crescita della produzione industriale del 7.1%. Di contro c'è un tasso di disoccupazione al 20.0% e una inflazione del 15.5% che poco si sposano con i parametri europeisti. Il gioco però lo vincono gli investimenti esteri che solo nel 2007 toccavano i 1.481 miliardi di dollari e sono destinati ad aumentare, visto che la Romania sembra oramai avere esaurito la sua caratteristica di zona di conquista da quando è entrata nella Ue.

Sotto il profilo sociale invece, giocano un ruolo negativo le controversie etniche e religiose. Il gruppo etnico predominante in Serbia è quello serbo. Sono le minoranze però che creano problemi di accanimento territoriale più volte sfociato in azioni di rappresaglia tra le diverse parti civili in lotta. Le più significative sono rappresentate da albanesi (che sono la maggioranza in Kosovo-Metohia), ungheresi, bosgnacchi (Bosniaci musulmani), rom, croati, slovacchi, ruteni, bulgari e rumeni. Il lato religioso è il più importante punto di incontro-scontro tra il cattolicesimo, la Chiesa ortodossa e l'Islam. Questa varietà religiosa è un punto di domanda che mette in imbarazzo lo stesso  altruismo europeo. Si possono notare differenze marcate da regione a regione: il Kosovo, a maggioranza albanese, è al 90% musulmano; la Vojvodina, che ultimamente sta rivendicando l'indipendeza forte di essere un polo economico potentissimo, è per il 25% cattolica o protestante; oltre il 90% degli abitanti della Serbia centrale (compresa la regione di Belgrado) professano la confessione ortodossa. E' certo che tra le Chiese ortodosse, quella serba è la più occidentale. Il cattolicesimo è presente soprattutto in Vojvodina, specie nella zona settentrionale e vi aderisce almeno il 20% della popolazione regionale. Si stima che in Serbia vivano 433.000 cattolici battezzati, attorno al 6,2% della popolazione. Per la religione islamica invece, ad eccezione del Kosovo, l'Islam è comunque molto forte nelle regioni meridionali e conta seguaci tra i Bosniaci (2%), gli Albanesi (1%).

A chiudere la cerchia dei dubbi è il ruolo che giocherà la Serbia negli obiettivi di Schengen. Sarà in grado di far collaborare le forze di polizia, con la possibilità che queste intervengano in alcuni casi anche oltre i propri confini (per esempio durante gli inseguimenti di malavitosi)? Sarà in grado di ordinarsi con gli altri stati nella lotta alla criminalità organizzata di rilevanza internazionale (per esempio mafia, traffico d'armi, droga, immigrazione clandestina)?L'Europa sembra avere deciso di tappare il buco balcanico forte degli appoggi economici e politici dati dai Paesi limitrofi europei, ma è certo che un'Europa sempre più multietnica necessita di maggiori impegni in prima persona da parte degli organi europei contro criminalità e immigrazione clandestina. Questo perché gli Stati Membri come l'Italia e altri Paesi dell'Europa meridionale non debbano inasprire ulteriormente le misure di sicurezza e controllo a favore del cittadino con il rischio di essere tacciati in seguito di politiche contro i diritti umani della persona. La mossa risolutiva spetta al "dopo Aja" e ai nuovi accordi fuoriusciti dai pareri degli Stati Membri. Per ora sembra solo che la strategia geopolitica si sta rafforzando senza però assicurare una sicurezza sociale adeguata alle "conquiste".

 

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6 COMMENTS

  1. Porte spalancate
    Non ci bastava la criminalità rumena e bulgara, dal primo di gennaio dovremo difenderci anche da quella serba, kosovara e macedone.
    Tanto che gliene importa agli euroburocrati e ai “fini”, loro hanno la scorta!.
    Maria

  2. CIVILTA’
    Non sono d’accordo con Maria. La Serbia e gli altri stati stanno superando tutti gli ostacoli dimostrandosi Paesi in grado di competere e diventare Eurospa.
    Non dobbiamo sviluppare questo senso latente di razzismo perchè siamo un popolo democratico e civile. Basta con questa rabbia!
    Daniele

  3. Condivido l’idea di Daniele.
    Condivido l’idea di Daniele. Maria ti sbagli di grosso a coltivare questa difidenza per “l’altro”. Ho tanti amici serbi, persone grandiose, umanamente, eticamente, culturalmente. Spero di poterli invitare presto a Torino perché finora non hanno mai potuto venire. Li abbiamo bombardati (non so se riesci ad immaginare!) e ora siamo pronti a riceverli in Europa. Facciamolo a braccia aperte, senza pregiudizi razziali,che stanno rovinando il nostro paese e facendo precipitare l’Europa indietro di 60 anni. Invece che pensare al serbo che potrebbe rubare un portafogli in Italia, perché non pensi ai politici italiani corrotti/corrutori che fanno le leggi in Parlamento? Li’ sì che c’è da preoccuparsi, e non poco! Allora svegliati Maria, e pensa ai problemi veri, ai nostri governanti e ai loro intrecci con la Mafia!

  4. i serbi sono esseri umani, non bestie da soma!
    Ritengo che sia semplicemente vergognoso che l’allargamento verso Est dell’Unione Europea venga concepito solo ed esclusivamente come “terra di conquista” per sfruttare manodopera a basso costo. Con questi presupposti, continuare a riempirsi ipocritamente la bocca con parole come “libertà”, “democrazia”, “progresso” e “civiltà” è semplicemente ridicolo. Ma come si può affermare che è opportuno aprirsi alla Serbia solo ed esclusivamente perchè “la Romania sembra oramai avere esaurito la sua caratteristica di zona di conquista da quando è entrata nella UE”? Ma vi rendete conto che qui si sta parlando di popolazioni composte da esseri umani, e non da bestie da soma da sfruttare per riempire le tasche del grande imprenditore di turno? E’ il colmo: prima si sfrutta questa gente senza alcuno scrupolo imponendo politiche ultra-liberiste che provocano migrazioni bibliche da quei paesi, e poi non contenti si storce anche il naso quando lo “sporco rumeno” o lo “sporco serbo” viene a contatto con noi? Grande esempio di libertà, democrazia, progresso e civiltà, complimenti! E visto che mi sta particolarmente a cuore il destino della Serbia e dei serbi, per tutti gli enormi sacrifici che hanno fatto nel corso dei secoli per salvare l’Europa, prima dall’invasione ottomana e poi dalla barbarie nazi-fascista, nonchè per tutti gli orribili crimini che hanno dovuto subire negli ultimi vent’anni dalla prepotenza imperialista degli Stati Uniti e della NATO, spero proprio che non si facciano comprare a queste squallide condizioni che li relegherebbe a fare la fine dei rumeni, trascinati a forza dentro l’Unione e poi trattati come i pezzenti d’Europa. Ma è anche vero che quando dialoghi con chi ha il coltello dalla parte del manico, molto difficilmente puoi strappare condizioni favorevoli anche per te. Concludo sottoscrivendo comunque quanto affermato dal commentatore anonimo che esorta a non farsi traviare dalla facile demagogia di chi usa il tema dell’immigrazione solo per sporchi fini elettorali (oltretutto senza produrre alcun tipo di miglioramento della situazione!), ma piuttosto a concentrarsi sulle porcherie commesse da chi ha davvero in mano il potere, sia a livello nazionale che internazionale, perchè, ricordiamoci, se le cose vanno male, la colpa è sempre di chi ha in mano le leve del potere e le usa per i suoi porci comodi, infischiandosene dei problemi della gente comune!

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