La sinistra che attacca il Cav. a Tripoli è la stessa che riabilitò Gheddafi

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La sinistra che attacca il Cav. a Tripoli è la stessa che riabilitò Gheddafi

31 Agosto 2009

Ieri il premier Berlusconi era a Tripoli per cementare quel “Trattato di amicizia” con la Libia di Gheddafi di cui ricorre il primo anniversario. Ci siamo chiesti spesso se alcune sortite del presidente del consiglio in politica estera non siano un po’ troppo avventate, visto il curriculum democratico dei suoi interlocutori. Ma con un po’ di disincanto bisogna ammettere che gli affari con Putin e Gheddafi rappresentano una priorità per l’Italia, rispetto ad altre questioni ideali e di non minore importanza.

E’ curioso però che a mostrarsi più intransigente di chiunque altro verso le malefatte di Tripoli sia proprio il Partito Democratico. Franceschini ha chiesto a Berlusconi di incalzare Gheddafi sul rispetto dei diritti umani in Libia, eppure è stato proprio il centrosinistra italiano ad aver avviato e portato avanti quella distensione con il Colonnello che stata sancita dal Cav. E’ accaduto durante i governi Prodi e D’Alema e sotto l’alto patronato dello stesso Prodi alla Commissione Europea. Tutto questo nel quadro del partenariato euro-mediterraneo lanciato 15 anni fa alla Conferenza di Barcellona: allora il Colonnello venne riaccolto tra i vicini (scomodi) dell’UE, sperando che l’apertura ai mercati lo responsabilizzasse anche sulle politiche dell’immigrazione e dei diritti umani.

Da allora abbiamo ottenuto delle ricche commesse, in ballo c’è il gas e il petrolio libico, ma su questioni come il contrasto alla immigrazione clandestina la situazione è progressivamente peggiorata, fino ai “respingimenti” decisi quest’anno dall’Italia e bollati come razzisti e xenofobi dal centrosinistra. Invitato all’Università La Sapienza di Roma, Gheddafi ha spiegato: “L’Italia e i Paesi occidentali devono pagare i risarcimenti per il Colonialismo se vogliono fermare i flussi dell’emigrazione di oggi”. E l’Italia e l’Europa, disciplinatamente, stanno pagando. Probabilmente a Franceschini e a D’Alema (che volò in Libia da presidente del consiglio nel ’99) infastidisce molto di più che sia stato il governo Berlusconi a sottoscrivere l’accordo con Gheddafi – che la resa del Vecchio Continente al dittatore libico, ai suoi colleghi della Conferenza dei Paesi islamici, e al perpetuarsi delle dittature arabe tra Mediterraneo e Medio Oriente. Dittature che, dagli anni Settanta, sono state sempre ammansite dalla nostra politica estera.

Continuiamo a inseguire la chimera ideologica del “nuovo Mediterraneo” crogiuolo di popoli, culture e civiltà – una propaganda illusoria in cui rivaleggiano socialisti e popolari europei, fabbricando una visione del mondo utile a marginalizzare o reprimere tutte le altre forze politiche, nazionaliste, di destra, più o meno protezioniste e libertarie, contrarie alla filosofia delle ‘aperture’ indiscriminate tipica del globalismo che va di moda a Bruxelles. Un atteggiamento ben diverso da quello del deputato americano del New Jersey che ha proibito a Gheddafi di piazzare la sua tenda beduina sul terreno dell’ambasciata libica a Englewood, in occasione della prossima visita del dittatore al Palazzo dell’Onu.