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La vera sfida per Emma è far risorgere Confindustria

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La Confindustria dovrà riflettere con attenzione sulle ultime decisioni del governo Prodi, sulla volontà dell’esecutivo di varare norme per la prevenzione degli incidenti basate più su un intreccio tra sanzioni draconiane e burocrazia, che su provvedimenti di formazione e vigilanza che anticipino gli incidenti.

Dopo tanto ragionare su normative mirate concretamente agli obiettivi invece che alla produzione di carte, quando alcune tragedie sconvolgono – per motivi naturalmente assolutamente comprensibili  – l’opinione pubblica, si preferisce tornare sui binari tradizionali dello statalismo pervasivo invece che della persecuzione di risultati attraverso i metodi più efficienti: il che considerata la materia – incidenti che mettono in pericolo la vita umana – è ancora più grave.

Al di là del merito dei problemi, la riflessione non può non riguardare in modo particolare la capacità di influenza generale dei valori dell’impresa nella società. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, il mondo dell’imprese era riuscito a conquistare consenso, a vincere battaglie sulle idee in una società italiana dove alcuni pregiudizi anti-ricchi ancor prima che anti-impresa sono profondamente radicati. Questo era stato possibile perché per una lunga fase il mondo delle imprese, Confindustria in testa, aveva guidato battaglie di interesse generale per la flessibilità, contro lo strapotere delle banche e per il taglio della spesa pubblica, a partire dalla riforma delle pensioni.

L’isolamento di Confindustria registrato in questi giorni, mostra come una certa linea, tutta concentrata sugli interessi particolari (dal taglio del cuneo fiscale ai prepensionamenti alla Fiat) invece che su grandi scenari di riforma, non possa che portare all’impasse se non alla sconfitta. E’ il riemergere di un’immagine dell’industria italiana come egoistica, incapace di guidare un più generale sviluppo, che dà la forza anche a un governo moribondo come quello Prodi di trattare gli imprenditori come concretamente sono stati trattati.

E’ da queste considerazioni che deve ripartire Emma Marcegaglia, che peraltro dovrà ricostruire una struttura confindustriale molto malandata sia nel lavoro di ricerca e documentazione, sia nelle capacità lobbistiche. Il problema di fondo sarà quello di far prevalere la concreta capacità di proposta riformista di Confindustria sulle generiche capacità di chiacchiera politicante e politicista dimostrata dall’ultima stagione di viale dell’Astronomia. Anche per ottenere questo risultato sarà opportuno che la presidenza Marcegaglia sia consolidata dal maggior numero di imprenditori-imprenditori e da un totale arretramento dei confindustrialisti-convegnisti, quelli particolarmente lanciati dalla stagione di Luigi Abete.

Sarebbe assai opportuno che non riemergesse dall’oblio in cui era finito un industriale come Aldo Fumagalli. Riportare sotto le luci della ribalta in una stagione in cui confindustrialisti in carica come Matteo Colaninno e Massimo Calearo corrono a rifugiarsi sotto le bandiere di Walter Veltroni, il candidato a sindaco di Milano della sinistra, sarebbe una pessima scelta d’immagine. Mentre si spera che tra i giovani di Confindustria si faccia strada la tosta Federica Guidi piuttosto che il vice, Cleto Sagripanti, di quella catastrofe politica che si è dimostrato Colaninno jr.

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2 COMMENTS

  1. Il sole 24 ore
    E anche risuscitare il povero Sole 24 ore, che pare diventato La Pravda (dei tempi di Stalin).

  2. Credevo di essere il solo
    A criticare il Sole 24 Ore finalmente un mio pare esiste in quest’Italia. A quando la Confindustria si deciderà di sostituirne il direttore, lo trovo patetico nei suoi interventi televisivi, finalmente donandoci un quotidiano economico degno di un paese di cui tutti si vantano di esserci, a mangiare, ma pochi a pensare a non dire fregnacce.

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