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Giovani generazioni

L’agenda di una nuova stagione di diritti e doveri

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Il Governo Draghi è nato. Fiduciato e apprezzato da un’ammenda parlamentare che riconosce i limiti di un sistema istituzionale troppo eroso per essere efficiente ed efficace.

Nella canzone di Caterina Caselli “Nessuno mi può giudicare” la verità fa male tanto quanto nella politica italiana in cui il disarmo contenutistico ha lasciato spazio a sobrietà e rumorosi silenzi dediti alla stampa e a palinsesti televisivi. Un metodo tanto ricercato quanto esasperato per nascondere un difetto genetico dell’alchimia politico istituzionale degli ultimi anni.

Un’Odissea moderna in continua ricerca della formula magica per trovare la persona giusta, capace di sbrogliare il “gomitolo” gaddiano nella dicotomia dialettica di un Parlamento che pone continui veti e controveti nell’agenda setting di qualunque governo. Un immobilismo ormai scadenzato da una riconoscenza del “dovuto” al cosiddetto “qualcun altro” ormai introvabile e lontano dalle pagine della politica partitica. Una grande illusione gattopardesca che modifica metodo e linguaggio per un risultato insperato nell’attuale contesto socio politico, ormai caduco e privo di “culture forti” capaci di  creare sintesi ed inclusioni che vadano a rafforzare quell’ormai sottile equilibrio tra rappresentanza e bene comune.

Innovazione, istruzione, accessibilità, sostenibilità, sicurezza, salute, benessere collettivo, sono alcuni dei temi che il nostro Governo dovrà porre mano nel breve periodo in vista del Recovery Plan. Tematiche complesse che non hanno una risposta univoca, ma una sintesi di contenuto che oggi più volte il Parlamento si limita semplicemente ad emendare o a stralciare sulla stampa.

Urge quindi un riassetto nuovo nella partitocrazia. Una nuova “linfa” che altrimenti rischia di far percepire il nostro legislatore un demiurgo in salsa anni ‘90 riproducendo schemi e logiche lontane dal decisionismo dei giganti come Biden, Xi Jinping e Putin. Innovare per una distruzione creativa capace di allargare il mercato e riconoscere l’esistenza di nuovi modelli di sviluppo.

Politici o tecnici abbiano la capacità di arricchire una nuova coscienza critica nazionale che non abbia pregiudizi o interessi di piccolo cabotaggio e aprano una grande stagione di riforme che vadano a compensare il forte cambiamento sociale, culturale del nostro mondo.

C’è necessità in primis nel ripensare le città e il modello di convivenza civile che è sempre stata una necessità che popoli e governanti hanno posto come priorità per il benessere della collettività: dal concetto di città, di urbanizzazione, di allargamento delle frontiere, delle periferie, di smart city e ancora di società intelligente. Un concentrato di valori che dalla polis greca fino a noi ha sottolineato l’importanza di creare le condizioni atte a tutelare e a promuovere l’uomo e la sua salute. Un humus culturale fiorente che ha dato origine al concetto di habitat, trasformando il concetto di sopravvivenza a benessere e che oggi noi traduciamo e decliniamo in termini di servizi e vivibilità. Una sostenibilità quindi “allargata” e che possa riconoscere i servizi capaci di essere algoritmo del benessere dell’individuo nei confronti del suo contesto di vita.

Un passo in avanti dunque verso un Nuovo Rinascimento che ponga la città come sintesi tra identità, territorio e opportunità.

Le nuove generazioni hanno bisogno di crescere, di coltivare la propria professionalità, il proprio essere lavoratori e dirigenti in un territorio capace di captare le sfide del futuro e non di uno status quo ormai colluso con un eterno passato costruito su logiche machiavelliche. Si pensi solo che il 65% dei bambini che hanno appena iniziato la scuola faranno un mestiere che ancora non esiste: competenze, l’intelligenza artificiale e i big data modificano le condizioni di lavoro e portano alla nascita di un nuovo mercato che necessita regole e partecipazione pro attiva da parte della politica.

L’emergenza sanitaria ha insegnato a connetterci, a dialogare distanti, a comprendere la fragilità del nostro mondo, le alternative di spostamento, il ruolo dello Stato e delle Regioni. Tanti temi che non possono essere lasciati nell’oblio come tanti medesimi nel corso di questo inizio secolo. La necessità impellente di riformare il codice unico, riconoscendo una nuova era e una nuova stagione di diritti e doveri. Soltanto così la cittadinanza riconoscerà il suo ruolo e il ruolo di chi la rappresenta.

Mario Draghi ha la possibilità di intraprendere ed interpretare tale cammino. Lo saprà fare la politica nella prossima legislatura?

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