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L’allarme dei penalisti: dalla riforma del processo ulteriore erosione delle garanzie difensive

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No alle ulteriori contrazioni delle garanzie difensive, no alla violazione delle regole del contraddittorio, no alla riduzione a simulacro delle impugnazioni; sì al rilancio dei riti speciali, sì al rafforzamento delle garanzie difensive per la realizzazione dei principi del giusto processo. E’ una bocciatura senza appello quella dell’Unione delle Camere Penali che, audita alla Camera sul disegno di legge governativo di riforma del processo penale, lancia l’allarme su una ulteriore contrazione delle garanzie dopo quelle già perpetrate nella legislatura.

“Il disegno di legge – osservano i penalisti – interviene random sulle fasi del processo, senza realmente incidere sulla certezza dei tempi delle indagini, ma prevedendo ulteriori erosioni delle garanzie difensive al dibattimento. Basti segnalare l’estensione dei meccanismi di recupero delle prove dichiarative nel caso di mutamento di un componente del collegio giudicante; in buona sostanza non sarebbe più possibile la rinnovazione della testimonianza davanti al Giudice della decisione e le ragioni che la rendevano assolutamente necessaria potranno essere rappresentate solo con l’atto di appello”.

Quanto si tempi di indagine, fatta la legge trovato l’inganno, ancora una volta ai danni del primato della legge subordinato alla discrezionalità giudiziaria. “Si interviene – è la contestazione mossa dall’Ucpi – prevedendo una responsabilità disciplinare nel caso di multiple violazioni dei tempi delle indagini ma non viene stabilita alcuna sanzione processuale per garantirne il rispetto ed anzi è demandato all’Autorità Giudiziaria il potere di individuazione dei criteri di selezione dei procedimenti a trattazione prioritaria. E’ evidente – chiosa l’Unione – che questa è responsabilità di politica criminale che non può che appartenere al Potere Legislativo”.

Altra nota dolente, la prescrizione. Il governo, dopo aver già falcidiato questo istituto di civiltà, torna sul luogo del delitto senza risolvere alcun problema come aveva promesso un anno fa. Lo schema di disegno di legge prevede infatti “una rivisitazione della disciplina della prescrizione, ferma restando la sua sostanziale abolizione dopo la sentenza di primo grado, nonostante vi fosse stato l’impegno delle forze politiche chiamate a comporre la nuova maggioranza dopo la crisi di governo del 2019 ad una radicale revisione. Si prevedono semplicemente – notano i penalisti – improbabili responsabilità disciplinari, che non hanno ovviamente alcun ruolo di garanzia rispetto ai diritti dei soggetti coinvolti nel processo penale”.

“Inaccettabili” vengono inoltre giudicati “gli interventi sul sistema delle impugnazioni che, nella loro previsione, aboliscono la collegialità per una grande parte dei processi in grado di appello, limitando la portata cognitiva del giudizio e addirittura prevedendo una sorta di ruolo – stralcio presso le Corti di appello”.

E pensare che avvocatura e magistratura – circostanza inedita o quasi – avevano presentato a un tavolo di consultazione convocato dal governo proposte unitarie per il rilancio dei riti speciali e per un serio progetto di depenalizzazione. “Sostanzialmente aggirate”, attaccano le Camere penali. “Se da un lato aumenta il limite edittale per poter accedere al cosiddetto patteggiamento, dall’altro si rimpolpa l’elenco delle ostatività e la disciplina del giudizio abbreviato continua ad impedire alla difesa l’individuazione di prove necessarie per la decisione”.

Di qui l’appello dei penalisti ai deputati giuristi presenti in Commissione, affinché, “al di là dello schieramento politico di appartenenza, non consentano ulteriori menomazioni del sistema accusatorio, come quelle previste dal disegno di legge di riforma, mettendo a disposizione le tante proposte maturate in sede di consultazione per l’obiettivo della realizzazione della ragionevole durata del processo”.

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1 COMMENT

  1. Non sono certo un esperto ma credo come molti altri cittadini che una riforma sia più che necessaria. In tanti ormai pensano che le “garanzie per la difesa” siano state usate e abusate, proprio dagli avvocati, per ottenere benefici ai rei e non finalizzate alla ricerca della verità e giustizia. Troppe scarcerazioni basate su “cavilli” che vanificano l’accertamento della giustizia e il rispetto per le vittime.

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