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Verso le Regionali

L’allarme fascismo, le Sardine, la giustizia ad orologeria: ecco le armi di una sinistra senza idee

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Ad una settimana dalle elezioni regionali, le prospettive per i partiti della maggioranza, e quindi per il governo, sono pessime. Tranne la Campania, nessuna regione delle sette che vanno al voto sembra sicura. Nemmeno la “rossa” Toscana che potrebbe essere espugnata dalla leghista Ceccardi, con tutto quanto ne deriverebbe anche a livello simbolico. Come fare per provare ad invertire, almeno in parte, la situazione? Quale “arma segreta” tirare fuori? Escluse le buone idee, perché quelle sono scomparse a sinistra da un pezzo, l’unica speranza è riposta in un combinato disposto di “armi” classiche e sperimentate (anche se non sempre con il successo sperato). La più tradizionale è senza dubbio l’uscita a gamba tesa della magistratura che, con la complicità della stampa amica pronta a titolare a caratteri cubitali, fa venir fuori proprio nel momento giusto notizie di inchieste (quella su alcuni commercialisti della Lega) ed episodi (la cena di uno di loro con Salvini) che erano state tenute in congelatore per mesi. Lasciando pure stare il fatto che quasi sempre queste inchieste si sgonfiano strada facendo per palese inconsistenza, ciò che fa specie è appunto la tempistica che il Cavaliere ebbe a immortalare con una di quelle frasi a effetto destinate a rimanere scolpite negli annali della storia politica: “giustizia ad orologeria”. Sperimentata è poi anche l’arma dell’antifascismo ideologico, tanto duro e puro da convertirsi esso sì in una palese forma di “fascismo”. Le accuse di xenofobia, razzismo e istigazione all’odio sono sempre nel cassetto, pronte ad essere sferrate appena l’avversario si distrae un po’ e cade nella trappola.

C’è poi l’arma di inventare in campo avversario divisioni e guerre intestine, scegliendo a seconda delle circostanze il “buono” e mettendolo in contrapposizione al “cattivo”. Ora è la volta di Giorgetti che non si sarebbe limitato a manifestare il suo voto contrario al taglio dei parlamentari nel referendum, per giunta dopo che Salvini aveva in sostanza dato libertà di voto a militanti e simpatizzanti, ma addirittura avrebbe rotto un tabù sfidando apertamente il segretario per la leadership nel partito (sic!). A questo tradizionale arsenale bellico, da qualche tempo si è aggiunta un’ altra arma: le Sardine. Però non illudetevi, anche i seguaci da Santori hanno una lunga storia se, come sembra, qulcuno ha studiato a tavolino e poi lanciato il “prodotto”. G

ià i comunisti creavano partiti o movimenti “civetta”, tipo gli “indipendenti di sinistra”, che avevano una certa libertà e rispondevano a una certa “domanda” presente nella società ma che poi al momento giusto facevano convergere il loro voto sulla casa madre. Oggi la domanda a cui le Sardine rispondono è qulla “populistica”. Certo, nel loro caso si tratta di un “populismo buono” ma che tale sia lo dimostrano le poche ma confuse idee che ispirano la loro azione e quella crassa ignoranza dei loro leader che ha fatto la fortuna dei Cinque Stelle. Che tutto questo repertorio bellico nasconda il nulla, e la sola voglia di conservare il potere, alla maggioranza degli italiani è ormai chiaro. Anche le armi più sofisticate, o presunte tali, possono tramutarsi nel più arcaico boomerang!

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