L’ambizione di essere secondo polo, alternativi alla sinistra e alle derive populiste

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L’ambizione di essere secondo polo, alternativi alla sinistra e alle derive populiste

L’ambizione di essere secondo polo, alternativi alla sinistra e alle derive populiste

03 Dicembre 2014

«Siamo forti, siamo in campo, siamo determinanti in tante regioni e per il governo del paese. Questa verità è stata certificata dal risultato in Calabria dove abbiamo capito che tra Renzi e Salvini c’è una prateria e noi batteremo questa prateria perché la vogliamo conquistare. Noi non vogliamo limitarci, non ci basta dire che vogliamo cambiare l’Italia. Noi siamo al Governo e vogliamo scrivere le leggi per farlo, nel quadro di una legislatura stabile, che realizzi le riforme, cambi l’assetto dello Stato e la legge elettorale».

Le parole di Angelino Alfano, pronunciate in apertura dei lavori della Direzione nazionale del Nuovo Centrodestra, indicano la rotta futura e strappano l’applauso di coloro che compongono l’organismo politico del partito.

I provvedimenti più importanti e significativi di questo governo, chiosa Alfano, portano un’impronta di centrodestra, ed è ovvio rivendicare il successo sul superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, su cui il Senato proprio in queste ore è chiamato a dare un via libera definitivo.

«Dico grazie ai senatori e ai deputati che hanno già aderito dopo ventiquattro ore alla proposta di unificazione dei gruppi di Ncd, Udc e degli altri amici che insieme a noi vogliono edificare un’area alternativa alla sinistra, allo stato oltre settanta parlamentari tra Camera e Senato», prosegue Alfano, secondo il quale «ci sono milioni di italiani senza rappresentanza», che attendono la costruzione di una grande area alternativa alla sinistra eparimenti lontana dalle derive populiste in salsa salvinian-lepenista.

«Siamo nella giusta direzione», incalza il ministro dell’Interno: «È faticoso ed entusiasmante unire chi finora era diviso. Ma dobbiamo camminare insieme con spirito di squadra».

Non manca un doveroso omaggio al capo dello Stato: «Noi desideriamo che Giorgio Napolitano rimanga dove è fino alla fine del suo mandato, ma comprendiamo però le sue ragioni e dunque se e quando Napolitano deciderà di dimettersi, aver costituito i gruppi unici ci renderà ancora più forti, ci darà i numeri per avere voce in capitolo»qunado si tratterà di affrontare i nodi legati alla sua successione.

A riscuotere i consensi della platea, anche l’intervento del Coordinatore nazionale del partito, Gaetano Quagliariello: «La chiave del nostro successo, di cui abbiamo avuto conferma anche alle ultime regionali – spiega – è quella di aver rifiutato l’etichetta di “terzo polo” che ci volevano affibbiare». Nessun terzo polo,tuona il Coordinatore nazionale.Un terzo polo, infatti, presuppone che vi sia un bipolarismo che funziona, e invece oggi il secondo polo è dilaniato fra estremismi, personalismi e crisi di identità: «il nostro compito è ricostruire il secondo polo che non c’è più».

«Per avere una posizione autonoma e non subalterna – prosegue Quagliariello – bisogna innanzitutto saper stare con se stessi, avere una identità, un programma, e non aver paura di presentarsi in alcuni momenti anche in una posizione di apparente solitudine». Anche in vista delle prossime regionali, dunque, occorre«partire da nostri candidati autonomi e poi verificare dove è possibile realizzare coalizioni e dove non lo è». Non si trattadi un’esaltazione della solitudine, chiarisce Quagliariello, ma di«un’esaltazione dell’identità che insieme al radicamento territoriale è ciò che ci serve».

Un coraggio che ha consentito a Ncddi arrivare fin qui «in ottima salute».

Quanto alle prospettive politiche future, Quagliariello rimarca il fatto che non è in cantiere una fusione a freddo con l’Udc, ma qualcosa di ben più importante: l’edificazione di «un soggetto alternativo alla sinistra che possa rappresentare le culture liberale, cristiano popolare, socialista riformista». Un progetto a cui stanno aderendo anche parlamentari provenienti da Scelta civica e da altri gruppi, rivela

Quagliariello, il quale auspica che alla fine questa «contaminazione» possa portare nuove adesioni in più: «Le nostre porte sono aperte».

Il Coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra affronta infine i temi più scottanti del dibattito politico, inevitabilmente incentrato sulle tematiche connesse al processo di revisione istituzionale. «Fare le riforme forse porta poco consenso ma non farle è qualcosa che i cittadini non dimenticano». E in effetti, una delle ragioni della crisi del sistema politico è non aver fatto le riforme nella scorsa legislatura:«Non ripetiamo l’errore», è l’esortazione rivolta a tutte le forze politiche.

«Noi abbiamo chiesto coerenza, abbiamo chiesto che le riforme non vengano utilizzate per giochi politici», ha concluso Quagliariello. In questo senso, la clausola di salvaguardia nella legge elettorale è dovuta a una logica di sistema, «perché non si possono avere due leggi elettorali coesistenti con due impianti completamente opposti». Seguire questa impostazione significa «essere più riformisti e non meno riformisti».