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L’Aquila tende la sua mano. La lezione di solidarietà di una città ferita

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Mentre c’è chi tiene discorsi notturni alla nazione su Facebook annunciando provvedimenti inesistenti per giocare al ruba-bandiera mediatico con le Regioni più colpite dall’emergenza, arrivano dai Comuni piccole grandi storie di solidarietà che fanno sperare che nelle nostre comunità e nelle nostre istituzioni non tutto sia ancora perduto. Vogliamo raccontarvi oggi quella che nelle ultime ore ha visto protagonista la città dell’Aquila.

E’ evidente che l’assegnazione del ruolo di capitale italiana della cultura per l’anno 2021 non sia in questo momento fra i primi pensieri dei cittadini. Ma dovete sapere che per un’amministrazione comunale, se si prende seriamente la faccenda (che è serissima per le implicazioni turistiche ed economiche che comporta), la candidatura al titolo è affare molto impegnativo. Specialmente se esci dal primo decennale di un terremoto devastante e su questo progetto hai coinvolto tutta la città per farne un’occasione di rinascita agli occhi dell’intero Paese.

E’ esattamente quanto avvenuto nel capoluogo abruzzese, dove il sindaco Pierluigi Biondi con un lavoro di mesi ha mobilitato dall’interno cittadini, associazioni, istituzioni culturali e operatori economici, e dall’esterno i migliori esperti in circolazione affinché la preparazione del dossier fosse la più accurata e brillante possibile.

Poi è arrivato il mostriciattolo cinese. La vita delle persone è stata stravolta, scuole e attività si sono fermate, le istituzioni hanno dovuto riconvertire le proprie priorità senza tuttavia poter tralasciare quel fiume carsico di bisogni e adempimenti quotidiani che, nonostante tutto e sotto traccia, continua a scorrere.

Questo meccanismo di rinvii e aggiornamenti a breve termine, tarato sull’andamento difficilmente prevedibile della curva del contagio, non ha fin qui bloccato procedure di più lungo respiro come quella che dovrà decidere quale campanile potrà rappresentare per il prossimo anno la cultura italiana di fronte al mondo, con la conseguente possibilità di realizzare progetti materiali e immateriali destinati a durare nel tempo.

Che il capoluogo abruzzese abbia le carte in regola per giocarsela è nei fatti: lo dice la vocazione storica della città, lo dice il suo vissuto recente, lo dice la dedizione con cui l’amministrazione e l’intera comunità hanno lavorato per farsi trovare pronti all’appuntamento. E Dio solo sa quanto una città come L’Aquila, stremata da due catastrofi a soli due lustri di distanza, avrebbe bisogno di un’opportunità del genere in termini di risorse e di visibilità.

Eppure Biondi non ci ha pensato due volte a schierarsi al fianco del collega sindaco di Parma, capitale italiana della cultura per l’anno in corso, affinché venga estesa al 2021 l’assegnazione del 2020 e si rinvii all’anno successivo il passaggio del testimone a chi si aggiudicherà il titolo. “Il nostro dossier – dice il primo cittadino dell’Aquila – è comunque pronto e lo presenteremo regolarmente alla scadenza. Ci auguriamo che il ministero approvi la richiesta di salvaguardare il lavoro che abbiamo fin qui svolto, valutandolo per l’anno a venire, ovvero il 2022. In questo momento c’è bisogno di sostegno reciproco, comprensione e solidarietà. Forza Parma. Forza L’Aquila. Forza Italia”.

E forza la politica che sa mantenere collegati testa e cuore, aggiungiamo noi. E’ un esempio concreto di solidarietà fra quelle città medie dell’entroterra che costituiscono l’ordito più autentico, tradizionale e identitario del nostro Paese. A ritesserne la trama la città dell’Aquila si dedica da qualche tempo anima e corpo. Ora ha dimostrato di saperlo fare anche quando si tratta di rinunciare a qualcosa per ripartire tutti insieme più forti di prima.

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