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L'incidente

Le conseguenze dell’incagliamento di Suez e cosa esso insegna al sistema Italia

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Negli ultimi mesi, purtroppo, a causa dell’emergenza sanitaria per il covid-19, abbiamo tutti sentito parlare di trombi che possono generarsi nel corpo umano e delle loro terribili conseguenze. Oggi vi parlerò invece di un altro tipo trombo che si è generato nel sistema vitale dei trasporti mondiali delle merci e delle sue potenziali conseguenze.

Come tutti avrete avuto modo di sapere attraverso i vari media, pochi giorni fa, precisamente il 23 marzo, una nave da 220 mila tonnellate, la “Ever Given” di proprietà della società taiwanese Evergreen Marine, si è arenata durante l’attraversamento del canale di Suez.

Non starò qui a discutere sul come è successo o sul come si potrà rimediare per liberare nuovamente il canale di Suez ma su quelle che potrebbero essere le conseguenze per tutti noi. Prima di fare ciò fornirò qualche dato.

Attraverso il canale di Suez, nel solo anno 2020, sono transitate 18.829 navi trasportando merci che rappresentano circa il 12% del commercio globale mondiale. La rivista Lloyd’s List ha stimato che i danni causati da tale incidente ammontano alla somma di 9,6 miliardi giornalieri. Pertanto, nel mentre vi scrivo, si sono già accumulati danni economici per circa 50 miliardi ed al momento non si può ancora prevedere quando sarà possibile considerare terminata questa ulteriore emergenza.

Volendo spiegare in parole semplici l’entità del danno bisogna considerare che il blocco del canale di Suez comporta la deviazione del traffico mercantile sulla rotta africana, con una maggiore durata del viaggio di circa 7/10 giorni. Questa situazione comporta maggiori costi di carburante, bunkeraggio e ritardi nelle consegne.

Proprio l’ultima voce “ritardi nelle consegne” può avere ulteriori conseguenze negative, che al momento non sono state stimate poiché per farlo bisognerebbe conoscere nel dettaglio chi sta aspettando le merci in viaggio e cosa sta aspettando. Di sicuro il ritardo nelle consegne comporterà gravi disagi sia per le aziende addette al trasporto delle merci dai porti di arrivo ai luoghi di destinazione finale sia alle aziende che dovranno immettere nel proprio ciclo di produzione le merci in ritardo.

Una sola cosa può essere, però, quasi certa. Tutti i maggiori costi verranno ribaltati sul consumatore finale. E, se si considera che milioni di barili di petrolio sono attualmente fermi a causa di questo incidente, un effetto nei nostri portafogli sarà sicuramente percepito a breve.

Ma le preoccupazioni per noi Italiani non finiscono qui purtroppo. Parte delle navi che transitano per il canale di Suez hanno come destinazione i porti italiani e, a loro volta, rappresentano circa il 40% del loro traffico complessivo. Un settore che muove ogni anno circa 480/490 milioni di tonnellate di merci e che ha un valore di circa 250 miliardi di euro. Questo significa che il traffico marittimo delle merci in transito dal canale di Suez rappresenta una bella fetta dell’economia italiana.

Al di là dei ritardi che si stanno accumulando in questi giorni per l’incidente della “Ever Given”, sorge un’altra preoccupazione. Infatti, già da tempo è allo studio lo sviluppo definitivo della rotta artica per far giungere nei porti del nord Europa il traffico delle merci asiatiche, favoriti anche dai cambiamenti climatici che permettono di utilizzare questa rotta per periodi sempre più ampi.

La Russia, principale paese interessato a questa nuova rotta, cercherà sicuramente di approfittare di tale incidente per convincere gli operatori economici a modificare le loro politiche di trasporto. E proprio per evitare tale situazione l’Autorità del Canale di Suez ha da poco tempo introdotto uno sconto del 17% per le containership in direzione sud, e dal 50% al 75% per la rotta US East Coast– South Asia e South East Asia, per cercare di limitare le scelte dei carrier di evitare il transito per risparmiare sui costi del pedaggio.

In questa battaglia globale deve inserirsi anche il nostro Paese. Ora più che mai serve investire nelle infrastrutture e nella modernizzazione del sistema dei trasporti italiano al fine di evitare di perdere appeal nei confronti degli operatori internazionali che, dopo il tragico evento del crollo del ponte di Genova che ha comportato ritardi enormi per le merci in transito da quel porto, stanno iniziando a guardarsi intorno.

Se ciò dovesse avvenire le conseguenze per il sistema Italia sarebbero enormi. I porti italiani rischiano di perdere ogni significato nel trasporto internazionale diventando, di fatto, porti a supporto del solo trasporto mediterraneo. Pertanto, come italiano, mi auguro che questo incidente venga risolto nel più breve tempo possibile e che nel contempo chi guida la nostra Nazione possa finalmente dare l’avvio ad una nuova stagione di investimenti strutturali del sistema Italia.

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