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Colpo di grazia

Le piscine sono l’ambiente più sicuro, qualcuno lo spieghi a Conte

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Lo sport è salute, prevenzione, lavoro. Nel nostro Paese l’attività sportiva non viene per nulla considerata. Un retaggio storico, visto che in Costituzione è stata inserita solo dopo la riforma del Titolo V. E la sua struttura organizzativa non risponde più alle esigenze del mondo sportivo moderno.

Le parole del presidente del Consiglio nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo dpcm hanno gettato nel panico noi operatori del settore nuoto. Ci è stato dato un ultimatum che di fatto significa chiusura anticipata degli impianti. Chi si iscriverà ai corsi, chi rinnoverà l’abbonamento, sapendo della possibile chiusura?

Parole in libertà, quelle di Conte, perché evidentemente non conosce, insieme al suo staff, l’ambiente piscina. È un ambiente sicuro, in quanto l’acqua clorata è garanzia per eliminare il virus. E per via dell’evaporazione anche gli ambienti beneficiano della presenza del cloro. Le famose sanificazioni di luoghi pubblici avvengono di fatto con acqua clorata ad una concentrazione anche minore di quella della vasca.

Crediamo dunque fortemente che le piscine, guidate e gestite nel rispetto di normative molto rigide, possano essere uno degli ambienti più sicuri in assoluto.

Fatta questa dovuta considerazione, è necessario dire che i gestori di impianti sportivi da maggio hanno affrontato spese enormi per ripartire in sicurezza. Il 30 per cento circa ha deciso di chiudere. Adesso il colpo di grazia: migliaia di lavoratori dello sport rimarranno disoccupati; milioni di utenti, specialmente giovani, si ritroveranno senza la loro piscina, senza la loro palestra. Tutto ciò perché non si conosce questo mondo e l’attività sportiva è considerata non essenziale.

A fronte delle parole pronunciate in conferenza stampa, vorremmo che il premier rispondesse pubblicamente ad alcuni semplici quesiti. Quanti controlli sono stati effettuati dal 25 maggio ad oggi e quante strutture sono risultate non a norma? Il tracciamento ASL quanti focolai ha ricondotto ufficialmente a palestre, piscine e centri sportivi? Trascorsi questi sette giorni di agonia, sospetto e paventati controlli a tappeto, quale sarà la percentuale di strutture non a norma che determinerà la chiusura di 100.000 impianti?

Rimanere aperti o chiusi oramai è indifferente: il danno prodotto oggi è ben più grave delle ricadute economiche del coronavirus.

*Portavoce del Gruppo regionale impianti sportivi (Abruzzo)

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