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Leggi la lettera di Franco Cardini alla Gazzetta di Bari

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Signor Direttore,

mi permetta alcune precisazioni in ordine alla mia mancata presenza del 5 febbraio u.s. al teatro Petruzzelli, dove avrei dovuto presiedere la giuria del “Processo a Federico II”. Come prevedevo, non sono mancate né le informazioni errate, né le interpretazioni scorrette. Dichiaro quindi formalmente quanto segue:

  1. Fui invitato a presiedere la giuria solo il giorno 3, con una telefonata di un’autorevole personalità barese ch’è anche un caro amico personale. Accettai, nonostante cioè mi procurasse non pochi problemi logistici.
  2. Gli organizzatori mi contattarono a loro volta molto gentilmente, omettendo però d’informarmi sulla presenza, in un ruolo-chiave del “processo-spettacolo”, di un personaggio politico di rilievo come il senatore Quagliariello. Presenze del genere costituiscono di per sé un fatto politico, anche se e quando di politica non si parla. Sarebbe stato dovere degli organizzatori informarmi della sua presenza e mio diritto regolarmi liberamente di conseguenza. Naturalmente, escludo nel modo più assoluto che la mancata informazione sia stata dovuta a malafede da parte di chicchessia.
  3. Non ho alcun tipo di “ruggine accademica” né di animosità personale nei confronti del senatore Quagliariello. Le nostre diverse posizioni intellettuali e politiche dovrebbero casomai essere motivo di discussione, non  di mancati incontri. Amo quanto lui i giochi intellettuali e l’ho dimostrato più volte. In tempi normali, avrei accettato il gioco anche stavolta.

Il fatto è che questi non sono affatto “tempi normali”. Appartengo a un settore della società civile italiana ch’è stato gravemente colpito sia dalla “riforma” universitaria, sia dalle conseguenze dei “tagli” della finanziaria sulle ricerca scientifica (l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, del Consiglio Direttivo del quale faccio parte, sta attraversando in seguito a ciò una gravissima crisi). Il senatore Quagliariello ha preso posizione, a proposito di università e di finanziaria, in un modo dal quale io decisamente dissento. Siamo d’altronde in una congiuntura che potrebbe essere pre-elettorale. E’ del tutto naturale che in occasioni come questi i politici aspirino a conseguire la massima visibilità possibile. Dal momento che a mia conoscenza la personalità di Federico II non rientra né negli interessi, né nelle competenze del senatore Quagliariello, ne deduco che al Petruzzelli di Bari egli fosse presente – al di là del gusto per il “gioco intellettuale”, che condivido – anche per un motivo politico obiettivo e preciso, ancorché implicito. Ciò rientra nei suoi diritti. Ma, in questo specifico momento, ho preferito non avallare con la mia presenza una scelta che esulava dagli obiettivi ludico-intellettuali della serata.

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1 COMMENT

  1. Gusti condivisi ma con moderazione
    Che limpida precisazione. Non ci sono ruggini né animosità, semmai motivi di discussione e non di mancati incontri, i tempi non sono normali, e poi si sa che a Quagliarello di Federico II non glie ne può fregar di meno, e la congiuntura potrebbe essere preelettorale… insomma con l’altra parrocchia non ci si mescola per non favorire i suoi reconditi (la reazione in agguato?) scopi. Eh… motivi politici obiettivi e precisi, ancorché impliciti. Peccato per queste implicazioni che costringono a rinunciare al gusto per il “gioco intellettuale”, gusto questo condiviso e condivisissimo. Bastava dire che non è permesso far comunella con i diversi antropologicamente?

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