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Legittimo impedimento. Via libera della Camera, ora passa al Senato

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Via libera della Camera al disegno di legge sul legittimo impedimento. Il testo ora passa al Senato. A favore hanno votato 316 deputati, mentre i no sono stati 239 e 40 gli astenuti. L'Udc aveva già in precedenza annunciato l'astensione.

L'approvazione ha suscitato la reazione dei membri dell'opposizione che hanno provocato il caos nell'aula. Tutti i deputati dell'Italia dei valori dai loro banchi hanno alzato vari cartelli su cui era scritto: "Casa di intoccabili", "legittimo impedimento, legittima impunita'", "la casta esulta, l'Italia affonda". Intanto, i parlamentari della maggioranza urlando in coro "Contrada, Contrada" hanno cominciato a lanciare palle di carta. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha affermato che, per la gente comune, dietro parole come legittimo impedimento, Lodo Alfano e processo breve, c'è dietro una sola cosa: "Che Berlusconi non vuol farsi giudicare e blocca l'Italia".

"Andava fatta e l'abbiamo fatta". Umberto Bossi commenta così il sì della Camera al disegno di legge sul legittimo impedimento. "C'è sempre qualche moralista - ha aggiunto - ma questa è la dimostrazione che la maggioranza è molto forte". Per il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, "il legittimo impedimento va inserito in una vicenda politica e storica più generale che si dipana da molti anni a questa parte. Essa è cominciata negli Anni Settanta. E' poi esplosa negli anni '92-'94 e non si è più smorzata, malgrado alcuni sforzi generosi. In diversi occasioni, al di fuori della contingenza politica, in termini assai alti e netti come nella sua lettera alla signora Anna Craxi, sul tema si è sviluppata anche la riflessione del Presidente Napolitano. Questa questione si chiama uso politico della giustizia. Un settore della magistratura, un settore della sinistra, un settore dei media pensano di avere un'arma in più per liquidare l'avversario politico, nel nostro caso dal 1994 in poi Silvio Berlusconi, mai prima toccato da vicende giudiziarie significative".

Il provvedimento stabilisce che il premier può ottenere il rinvio dell'udienza dei processi in cui è imputato, perché "legittimamente impedito" dalle sue attività di governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a 6 mesi, per un totale di 18 mesi. È sufficiente che la presidenza del Consiglio attesti l'esistenza di questo impedimento, perché il giudice rinvii il processo ad altra udienza. Queste norme sono estese anche ai ministri. Pdl e Udc, i due partiti che l'hanno proposta, hanno detto che si tratta di una "legge ponte", - scade dopo 18 mesi dall'entrata in vigore - che serve a placare le tensioni tra presidente del Consiglio e magistratura nell'attesa che il Parlamento approvi una legge costituzionale sulle immunità.

Per l'opposizione di centrosinistra si tratta dell'ennesima legge ad personam ed è incostituzionale, perché mette al riparo Berlusconi dai suoi processi violando la sentenza della Consulta sul "Lodo Alfano", secondo la quale la materia delle prerogative del presidente del Consiglio può essere affrontata soltanto con una legge costituzionale. La maggioranza conta di approvare in via definitiva questa legge al Senato entro un mese.

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