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L'uovo di giornata

L’establishment obamiana non molla

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Joe Biden, Pete Buttigieg, Amy Klobuchar e forse, tra qualche ora, pure Michael Bloomberg: il fronte moderato si è ricompattato. E i risultati si sono visti subito. Bernie Sanders, che fino a qualche ora fa era dato per favorito, è stato travolto da una valanga di moderatismo obamiano. I centristi avevano un unico modo per ridimensionare le velleità del vecchio leone del Vermont: sanare le differenze interne. Lo hanno fatto a puntino. Il numero di Stati in cui Biden ha vinto rischia di raccontare una storia incompleta: il dato da rimarcare non è tanto l’8 a 4, che pare tennistico ma non è, con il Texas e il Maine che risultano ancora da assegnare, quanto la mancata esplosione di Sanders in termini di voto popolare. Quello è il fenomeno annunciato che la politica, con le sue regole diplomatiche, ha evitato in maniera scientifica. Sì, Sanders ha vinto in California ma ora le previsioni antecedenti al Super Tuesday possono essere dimenticate. E pure in fretta. Negli Stati in cui Biden ha vinto, l’ex vice di Obama ha dominato.

Negli Stati vinti da Sanders, Biden ha retto più del dovuto. Un altro elemento – questo – che suggerisce come l’aria sia cambiata. Il tema è pressoché il seguente: la base elettorale di Sanders è sempre la stessa; quella di Biden, grazie agli accordi, si sta allargando ed è destinata ad estendersi ancora. Un ruolo enorme, in questa sfida, lo esercitano le minoranze. Biden, che conosce i cambiamenti demografici intercorsi negli States nel corso dell’ultimo decennio, è sempre più rappresentativo per chi non è bianco. Sanders, invece, era ed è rimasto il paladino degli ultimi, l’eroe della America profonda. Al senatore del Vermont non viene bene l’uscita da questo guado. E senza il sostengo di una parte consistente dei neri e dei Latinos, come era accaduto nel 2016, la sua corsa si arresterà. La Warren, poi, non sembra disposta a mollare la contesa. La parte centrale del campo si sta mano a mano sgombrando. Quella a sinistra no. Appunto perché la Warren non si ritira. E allora diviene lecito sospettare che anche la senatrice del Massachusetts abbia fatto il proprio ingresso nella scuderia degli Obama-Clinton, che nel frattempo sembrano aver scelto il loro campione: Joe Biden. La sfida è ancora aperta. Per deciderla ci vorrà luglio. Ma intanto sta emergendo la figura di un “uomo normale”, che con buone probabilità finirà per subire la più normale delle sconfitte. Trump, a meno di imprevisti, può non temere la riproposizione di uno schema che gli americani hanno già bocciato.

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