L’età del “narcinismo”

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L’età del “narcinismo”

20 Dicembre 2007

Esiste ancora
la normalità? Si direbbe di no, visto quanto ci accade intorno e, soprattutto,
visto il modo in cui tendiamo a rappresentare e a interpretare la realtà. Viviamo
in un’epoca in cui chiaramente siamo attratti più dall’eccezione che della
normalità.

L’ordinario ci appare insignificante e spregevole; un gesto di bontà
non meritevole di considerazione. Ben vengano invece le vite spericolate, le
trasgressioni, i pettegolezzi ammirati sui ricchi e i potenti e magari persino
i delitti. Questi sì che ci attraggono. E la televisione sembra ormai non avere
più altro di cui occuparsi.

Si potrebbe
dire che siamo semplicemente di fronte al dilagare di quella che già trent’anni
orsono Christopher Lasch aveva ampiamente descritto come “cultura del
narcisismo”. Ma io credo che stiamo andando oltre. Il cinismo che sempre di più
sembra fare da sfondo a una certa spettacolarizzazione mediatica degli eventi
criminosi fa pensare che stiamo entrando ormai in un altro orizzonte. Con un
neologismo, si potrebbe dire che è incominciata l’era del “narcinismo”, una
cultura alla cui base sta un mix esplosivo di desiderio di apparire, fare
colpo, fare soldi, fare audience a tutti costi e di consapevolezza che tanto il
popolo bue non capisce e va semplicemente compiaciuto con le storie di Cogne,
Novi Ligure, Garlasco e Perugia. Un disprezzo per la vita ordinaria, “normale”,
che avvicina paradossalmente la cultura dei media a quella dei criminali che
essi raccontano. Ma per fortuna c’è anche dell’altro, una normalità che,
ostinata, persiste, anche se non ce la fanno vedere.

(s.b.)