L’Islam moderato in Russia è stato spazzato via dal comunismo
17 Aprile 2010
Quando l’attentato alla metropolitana di Mosca, lo scorso marzo, ha provocato la morte di 40 persone, per i russi è stato un altro intenso segnale di un futuro sempre più verosimile. Questi attentati sono stati preceduti da almeno altri sei attacchi simili dal 1996, tutti diretti ai trasporti pubblici. Ognuno di loro è stato rivendicato o associato ai militanti islamici. Dopo l’ultimo episodio, il presidente Dmtry Medvedev ha promesso: “Li troveremo e li distruggeremo tutti”, facendo eco alle stesse vuote promesse del suo predecessore Vladimir Putin, attuale primo ministro della Russia.
Ma se la ricerca e la lotta ai terroristi che professano di agire in nome dell’Islam un tempo si concentrava principalmente sui Ceceni indipendentisti nel fianco meridionale della Russia, ad oggi la coscienza islamica si è diffusa nei territori del Caucaso settentrionale e, in modo crescente, all’interno delle più popolose regioni musulmane della Russia, lungo l’alto Volga. Non sarà facile contenere la situazione, meno che mai attraverso minacce di attentati da Mosca, dove già vivono più di due milioni e mezzo di musulmani, che la rendono probabilmente la più grande città musulmana d’Europa.
Le stime del numero di musulmani presenti in Russia differiscono largamente l’una dall’altra, ma la loro crescita naturale supera di molto quella dei russi, che sono entrati in una spirale di caduta demografica. Entro una decina d’anni, teoricamente i musulmani potrebbero rappresentare ben il 20% della popolazione russa. Non tutti i musulmani sono estremisti o potenziali terroristi, ovviamente. Detto questo, le politiche della Russia, come il brutale attacco contro i Ceceni o contro altre popolazioni del Caucaso settentrionale negli ultimi anni, hanno indubbiamente reso molti musulmani ostili a una facile riconciliazione con il governo russo.
Le cose sarebbero potute andare ben diversamente. Nel diciannovesimo secolo, l’impero russo si era la patria di movimenti islamici modernisti tra i più innovativi al mondo. Ma nel 1918 giunsero al potere i Bolscevichi, con tutti i loro timori verso la competizione con qualsiasi forza che potesse minacciare la loro guida nel costruire un nuovo impero russo sulle ceneri di quello che avevano appena distrutto. Praticamente in ogni regione musulmana di questo vasto impero, i nazionalisti musulmani – molti dei quali si professavano bolscevichi – cercarono di sfuggire alla stretta della Russia sulla base della convinzione sostenuta dagli stessi Bolscevichi che tutte le nazioni dell’impero avessero il diritto all’autodeterminazione.
Ma rispetto a tale idea, furono ben presto disillusi da Lenin attraverso una dei suoi tanti esrcizi di ginnastica ideologica. L’autodeterminazione era certamente un diritto, argomentava Lenin, ma dato che si sarebbe posta come una barriera contro l’unità della classe operaia, in realtà rappresentava un’azione controrivoluzionaria. Dal 1928 Lenin, seguito poi da Stalin, aveva eliminato praticamente la totalità dell’illustre intellighenzia musulmana. Per tutta la durata del regime sovietico, i vari governanti sovietici che si sono succeduti hanno cercato di estirpare l’Islam, sebbene esistessero deboli istituzioni islamiche ufficiali abilmente utilizzate per corteggiare gli stati esteri musulmani.
La strategia sovietica anti-musulmana ha fallito, ma le sue conseguenze involontarie oggi sono più che evidenti. La lotta dei Ceceni per l’indipendenza è stata una manifestazione di anti-colonialismo, che all’inizio aveva davvero poco a che fare con l’Islam. I Ceceni non erano musulmani fanatici. Dal punto di vista storico, si erano convertiti tardi al Sufismo, una corrente dell’Islam meno fanatica rispetto alla maggior parte delle altre branche della religione. I Ceceni hanno sostenuto – e continuano a sostenere – di esser stati vittima di una conquista coloniale e di avere diritto, come gli abitanti di Georgia, Uzbekistan e Azerbaijan – che erano “repubbliche dell’unione” – a diventare automaticamente indipendenti non appena crollata l’Unione Sovietica.
Il presidente post-comunista Boris Yeltsin ha scatenato una guerra per mantenere la Cecenia come parte della Russia, ma alla fine ha dovuto accettare la ricerca di un compromesso di fronte alla fiera resistenza cecena. Persino così, le prospettive per un accordo in Cecenia non sembravano disperate. La seconda guerra cecena, voluta da Putin, è iniziata dieci anni fa; e, in effetti, non è mai finita. Gli sforzi di Mosca per indurre i ceceni ad appoggiare una satrapia cecena non si sono mai interrotti, ma la serie di governanti nominati da Mosca in Cecenia non si è dimostrata vincente. Nel frattempo, la ribellione si è diffusa lungo tutta l’area del Caucaso settentrionale.
L’Islam è sempre stato una componente del potente cocktail formato dalle idee dei nazionalisti e degli anti-colonialisti, che hanno alimentato la resistenza cecena. Al crescere della brutalità da parte dei russi, aumentava anche l’adesione di molti musulmani caucasici a un’interpretazione sempre più conservatrice dell’Islam, pilotata in larga misura dai Wahhabiti del mondo arabo giunti nel Caucaso settentrionale per sostenere la lotta contro la Russia.
L’attaccamento dei combattenti ceceni all’ampia comunità dell’Islam radicale serve almeno in parte ad assicurare solidarietà di fronte all’incessante opposizione russa. Ma alcuni hanno cominciato a credere realmente che l’Islam offra le risposte alle loro difficili condizioni. Non a caso, la leadership russa ha accolto “il fondamentalismo islamico” come l’unica spiegazione per il pantano che loro stessi hanno creato sul loro fianco meridionale.
Il problema si diffonderà ancora. All’interno del Caucaso ha già colpito gli abitanti del Daghestan, un sostanzioso gruppo che occupa un territorio strategico al confine con l’Azerbaijan e il Mar Caspio. I Tatari (la seconda maggiore nazionalità nominale della Russia) e i Bashkir (gruppo musulmano nella regione del medio Volga) stanno avanzando delle richieste senza precedenti per l’autonomia all’interno della Russia, a volte persino per la piena indipendenza. Gli ecclesiastici islamici si esprimono audacemente, in modi che sfidano direttamente Mosca.
La Russia diventerà la prossima grande frontiera per l’estremismo islamico? Sono in atto forze contraddittorie. I musulmani dell’impero russo sono stati storicamente predisposti alla moderazione, persino al modernismo. Ma la Russia oggi ha i propri estremisti islamici, ed è circondata da stati islamici nell’Asia centrale che ospitano estremisti islamici, sia nati sul posto che giunti da fuori. I giovani musulmani della Russia non possono più essere protetti dalle tendenze in atto nel più vasto mondo islamico, dato che i media moderni e internet li mettono in contatto 24 ore su 24. Intanto, i russi proseguono su un sentiero ormai logoro, continuando a pensare ai musulmani nel modo in cui faceva Lenin, sebbene ormai le loro città ne siano piene.
© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano
