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L’Italia all’ultimo posto nell’Ue per uso farmaci biologici

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Italia fanalino di coda in Europa nell'uso di farmaci biologici.

Se nel resto del Vecchio Continente la percentuale d'uso di queste innovative molecole si attesta tra il 20% e il 30%, nel Belpaese raggiunge appena il 10%. A spiegarlo oggi a Parigi, in una conferenza stampa organizzata da Roche in occasione del Congresso europeo annuale di reumatologia (Eular), è Piercarlo Sarzi Puttini, dirigente medico dell'unità di reumatologia del polo universitario Luigi Sacco di Milano, presentando i dati di due studi condotti su pazienti alle prese con l'artrite reumatoide.

A scoraggiare l'uso di biologici in Italia soprattutto il costo delle molecole, «che può andare - spiega Sarzi Puttini - da 5/6mila euro per ciclo fino a raggiungere i 20 mila. Nelle strutture c'è un attento controllo dei budget - riconosce l'esperto - che si ripercuote inevitabilmente sul consumo di questi medicinali».

I biologici, non a caso, rappresentano una sorta di seconda spiaggia, un'isola sulla quale approdare quando le terapie tradizionali falliscono. «Per quanto riguarda l'artrite reumatoide, malattia che colpisce circa 450 mila italiani - ricorda Sarzi Puttini - somministriamo la terapia convenzionale, quella a base di farmaci anti-Tnf. Solo se il paziente non risponde alla terapia, e ciò avviene nel 15-20% dei casi, passiamo all'uso di biologici. Al momento, purtroppo, non abbiamo ancora le possibilità per comprendere, ancor prima della somministrazione dei farmaci, quali sono i pazienti che non risponderanno alla terapia tradizionale, ma la ricerca - assicura - sta lavorando in tal senso, con l'obiettivo di stanare i marcatori giusti».

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