L’Italia vorrebbe giocare d’azzardo ma senza rischiare più di tanto

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L’Italia vorrebbe giocare d’azzardo ma senza rischiare più di tanto

L’Italia vorrebbe giocare d’azzardo ma senza rischiare più di tanto

13 Marzo 2008

Rimettiti in
gioco, Italia. Azzardo: sull’istituzione di nuovi casinò e sulla
regolamentazione dell’intero settore, si scommetta forte sulle larghe intese
tra parlamentari di diversi gruppi, tra questi e gli enti locali. E chissà che
il banco centrale/centralista non salti per davvero, una volta per tutte.
Altrimenti les jeux
sont faits, rien ne va plus: niente da fare, la ruota degli affari non
girerà più come una volta. Troppo forte la stretta dello Stato, troppo potente
la concorrenza di estero, nero e on line. Serve una svolta, urge una vera,
ampia liberalizzazione del comparto. Altro che la timida apertura agli skill
games, ai “giochi d’abilità a distanza con vincita in denaro”. Qui bisogna
chiudere la stagione dei monopoli e dell’incasso (più o meno) garantito.
Occorre studiare la situazione e spiare le mosse degli avversari. Perché
rimanere con le carte in mano? Perché mai inchiodarsi al tavolo, quando sarebbe
meglio alzarsi e salutare?

In Francia ci
sono 193 case da gioco, in Svizzera 19. In Italia ancora 4, le solite quattro
(Venezia, Sanremo, Saint-Vincent e Campione). Sono numeri che fanno la
differenza, anche a dispetto dei risultati conseguiti dall’ultima raccolta Aams – Ministero dell’Economia e delle Finanze:
+ 19,7% nel 2007, somma totale dei ricavi di lotterie, apparecchi da
intrattenimento, scommesse, bingo, Lotto, Superenalotto. In soldoni 42,2
miliardi di Euro, più o meno il 2% del Pil. Mica briscole. Siamo e restiamo un
popolo di giocatori, amiamo il rischio e sogniamo la grande vincita. Gioco, che
passione. Nel nostro piccolo ci spendiamo sopra una fortuna, neanche calcoliamo
relative convenienze e probabilità, se la matematica non è un’opinione 1/37
alla roulette, 1/400 l’ambo, 1/11.748 il terno, 1/738.000.000 al Superenalotto.
Macché: altro giro altra puntata, fusse che fusse la vorta bbona. E allora, a
maggior ragione: aumentare e diversificare subito l’offerta, visto che la
domanda – da sempre – non manca.

Perché ci vuole
ben altro, ai tempi del Texas Hold’em e dei casinò on line,
legalizzati e da legalizzare. Se resiste il vecchio Lotto, figurarsi la nuova
Rete dei tavoli verdi intranet e delle slot machine da azionare con un semplice
clic. I favori del pronostico del mercato puntano tutti sulla doppia coppia
casinò-casinò on line e gioco sportivo-scommesse sportive. Gli stati e le
legislazioni nazionali che si adeguano acquistano notevoli chances di successo.
I paesi che non capiscono e non si adeguano fanno cassa in prima mano ma
perdono tutto alla resa dei conti: la fortuna passa altrove, da quelle parti si
fa appena dell’ordinaria amministrazione (di raccolta pubblica erariale). L’Anit – Associazione Nazionale per
l’Incremento Turistico ci spera ancora, anzi rilancia. O adesso o mai più: via
all’apertura di nuove sale da gioco sparse uniformemente per la Penisola, da Merano
a Taormina. Ai parlamentari della XVI legislatura il mandato di consegnare le
chiavi. Riusciranno i nostri eroi? Si accettano scommesse.