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Lockerbie. Gelo tra Londra e Tripoli: il principe Andrea non andrà in Libia

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"Il principe Andrea, duca di York, non andrà in Libia". A confermare la notizia che era trapelata dalla BBC alcuni giorni fa è stato Buckingham Palace, affermando che "non ci sono piani" per una visita del figlio della regina Elisabetta II nel Paese nordafricano. La visita, volta a promuovere i rapporti commerciali tra Londra e Tripoli, sarebbe dovuta avvenire a inizio settembre.

Si conferma così la rottura informale delle relazioni tra i due Paesi dopo l'accoglienza da eroe nazionale a Tripoli di Abdelbaset al-Megrahi, ex agente segreto libico e unico condannato per la strage di Lockerbie, liberato pochi giorni fa per "ragioni umanitarie" dal governo scozzese.

Il governo di Londra non ha nascosto il suo imbarazzo per l'epilogo della vicenda, trasformatosi poi in irritazione di fronte all'accoglienza tributata dal regime di Gheddafi a Megrahi al rientro a Tripoli. Inoltre, Downing Street ha sempre tenuto a precisare che quella di liberare l'ergastolano è stata una decisione adottata per proprio conto e in piena autonomia dalle autorità di Edimburgo, che sono dotate di particolari prerogative in materia giudiziaria, regolamentare e amministrativa.

Immediato il botta e risposta tra i due Paesi che ha portato alla decisione di annullare il viaggio in Libia del membro della famiglia reale britannica. Dopo aver elogiato il "coraggio e l'umanità" del governo scozzese per aver rilasciato Abdel Basset Ali Mohmet al-Megrahi, e "aver dato prova della propria indipendenza, nonostante le pressioni inaccettabili e irragionevoli che hanno dovuto affrontare", Muammar Gheddafi ha infatti pubblicamente ringraziato il premier britannico Gordon Brown e addirittura la regina Elisabetta II per aver "incoraggiato" la stessa Scozia a compiere tale mossa, sostenendo che questo fatto contribuirà a un rafforzamento dei rapporti bilaterali.

"Questo passo corrisponde all'interesse delle relazioni tra i due Paesi, e dell'amicizia personale tra me e loro", aveva affermato Gheddafi, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Jana, a margine del colloquio avuto con l'ex agente segreto e con i suoi familiari. "Esso di certo si ripercuoterà positivamente", aveva quindi incalzato il colonnello, "su tutti i settori della cooperazione tra Libia e Gran Bretagna".

A rincarare la dose le dichiarazioni del figlio di Gheddafi, Seif al-Islam, secondo cui la liberazione dell'ex agente segreto sarebbe stata la contropartita di accordi commerciali ed energetici tra la Jamahiriyya e il Regno Unito. La smentita del Foreign Office era giunta immediatamente ma non è stata sufficiente per impedire il polverone sollevato dalle durissime critiche dei media inglesi.

Megrahi, 57 anni, unico condannato per la strage nell'88 a Lockerbie in cui persero la vita 270 persone, era stato scarcerato per ragioni umanitarie, essendo affetto da tumore alla prostata in fase terminale.

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