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Lockerbie. Ministro scozzese difende la liberazione di Megrahi

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Il ministro della Giustizia scozzese Kenny McAskill, nel corso di una riunione straordinaria al parlamento scozzese sul caso Abdelbaset al-Megrahi, ha difeso la scelta di liberare l'ex agente segreto libico, unico condannato per la strage di Lockerbie.

McAskill ha tenuto però a sottolineare che la Libia non ha mantenuto le promesse dato che aveva garantito un "profilo basso" e in "maniera appropriata" per l'accoglienza dell'ex 007 in patria: "Dispiace che al-Megrahi sia stato accolto in modo tanto inappropriato", ha dichiarato MacAskill. "Non ha mostrato nessuna compassione per le famiglie delle 270 vittime dell'attentato di Lockerbie", ha aggiunto ancora MacAskill. Il ministro della giustizia scozzese ha tenuto quindi a sottolineatore che nessuna ragione politica, diplomatica o di natura commerciale ha influito su tale decisione.

L'arcivescovo cattolico di Glasgow Mario Conti ha espresso sostegno per la decisione del ministro della Giustizia scozzese affermando che "la compassione dopotutto è uno dei tratti distintivi del mandato parlamento scozzese, dato dal popolo". Secondo l'arcivescovo "la dimostrazione di pietà non è mai un segno di debolezza. In questa situazione, viste le circostanze del caso e le enormi pressioni, mi sembra un segno di forza". L'arcivescovo ha anche detto di essere rimasto impressionato dalla comprensione mostrata da Jim Swire e da altri parenti delle vittime del volo Pan Am "che hanno riconosciuto l'importanza del gesto di compassione".

Megrahi è tornato in libertà, dopo essere stato condannato all'ergastolo, per motivi umanitari perché è malato di cancro e gli rimangono pochi mesi di vita.

Intanto, continuano le polemiche in Italia per la visita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Libia prevista per il prossimo 30 agosto. "E' opportunissima e si farà", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Nessun cambio di programma, quindi, nonostante la polemica internazionale resti alta dopo che il leader libico ha scelto di accogliere Abdelbaset al Megrahi da eroe al suo arrivo a Tripoli. E anche ieri il colonnello non ha mostrato alcun segno di pentimento, anzi: in Occidente, ha fatto sapere Gheddafi attraverso l'agenzia Jana, c'è ancora "la politica dei due pesi e delle due misure che nasce dall'arroganza, dal disprezzo per le altre nazioni e la loro opinione pubblica". Una politica "che genera il terrorismo che oggi subiscono (quei Paesi che protestano per al Megrahi, ndr). Il terrorismo è un fenomeno che ha delle cause - ha sottolineato - e trova le sue giustificazioni in questa politica".

Ma i rapporti italo-libici sono ormai così stretti e corposi da rendere difficile un cambio di programma. Una conferma indiretta viene proprio dalle parole del titolare della Farnesina che ha spiegato come ci siano "almeno tre ragioni" per andare a Tripoli il 30 agosto: "Innanzitutto perché Gheddafi è il presidente dell'Unione Africana; in secondo luogo, con la Libia, abbiamo dimostrato con il resto del mondo di aver rotto con il colonialismo. Non l'ha fatto nessun altro Paese, ne rivendichiamo il merito. In terzo luogo - ha concluso il ministro - perché con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico, ma è un rapporto di collaborazione mediterranea". Si tratterà di una visita di poche ore, fa sapere Palazzo Chigi, in pieno Ramadan, nel corso della quale il premier dovrebbe cenare con Gheddafi. Ed anche posare la prima pietra di quella faraonica autostrada costiera che tanto sta a cuore al leader ed è diventato il simbolo riparatore del colonialismo italiano in Tripolitania e Cirenaica.

 

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