L’Onu si sbaglia: a Gaza c’è stata una guerra non “crimini contro l’umanità”

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L’Onu si sbaglia: a Gaza c’è stata una guerra non “crimini contro l’umanità”

17 Settembre 2009

Che le Nazioni Unite nel corso del tempo ci abbiano abituato a contraddizioni e assurdità lo conferma l’indagine dell’ispettore sudafricano Goldstone, incaricato di far luce sul conflitto di Gaza dello scorso gennaio. “La nostra missione – ha dichiarato l’investigatore onusiano – ha concluso che l’esercito israeliano ha commesso crimini di guerra e forse, in certi casi, crimini contro l’umanità”.

E’ stupido credere a quelli che parlano di una “eticità” dell’esercito israeliano, visto che la guerra è per sua intrinseca natura brutta sporca e cattiva. In certi casi può anche essere criminosa, sfuggire di mano a quelli che la fanno, la ordinano e la raccontano. Ma da qui a sostenere Israele si sia macchiato di “crimini contro l’umanità” durante l’operazione “Piombo Fuso” ce ne vuole. Il processo di Norimberga ci ha insegnato bene cos’è un crimine contro l’umanità: genocidio, pulizia etnica, sterminio di massa, deportazioni. Cos’hanno a che fare il nazismo o lo stalinismo con la democrazia israeliana? Nulla, eppure il Consiglio di Sicurezza dell’Onu minaccia di deferire Israele alla Corte Penale Internazionale se non “farà chiarezza” sul comportamento dei propri militari a Gaza. Come se l’esercito israeliano fosse quello di Saddam Hussein che andava a gasare i curdi.

A parte il fatto che l’indagine di Goldstein è stata unilaterale, e che le cifre sulle vittime civili (900) sul totale complessivo dei morti palestinesi (1.400) provengono esclusivamente da fonti interne a Gaza, l’Onu sembra essere completamente cieca di fronte alle cause scatenanti del conflitto. La guerra è sporca ma non è sempre irragionevole. Israele non ha attaccato deliberatamente Gaza: “Piombo fuso” è stata una operazione difensiva per smantellare l’infrastruttura militare di Hamas che, dallo scoppio della Prima Intifada nel 2001, aveva lanciato più di 10.000 tra razzi missili e colpi di mortaio sul Negev e le regioni meridionali dello stato ebraico. Hamas era (ed è) spalleggiata dall’Iran, uno degli stati sponsor del terrorismo internazionale e in particolare di quello palestinese. Teheran ha fornito per anni ad Hamas decine e decine di milioni di dollari, addestrando i suoi operativi in Siria e nello stesso Iran.

Nel 2005, quando Israele decise di ritirarsi da Gaza, lo stillicidio missilistico si è intensificato invece di fermarsi. Fino a quando gli israeliani hanno reagito. L’obiettivo di Israele era quello di stroncare Hamas, possibilmente cercando di ridurre al minimo le vittime tra i palestinesi – ma le buone intenzioni non sono mai sufficienti. Molti palestinesi sono stati uccisi o feriti non perché lo stato ebraico avesse impartito l’ordine di colpire deliberatamente dei civili (questo è un crimine contro l’umanità),  ma perché in una guerra ci sono sempre vittime cadute da entrambe le parti, mentre i rispettivi eserciti combattono sul campo.

C’è anche un altro motivo che spiega il numero elevato delle vittime palestinesi. Le testimonianze video come quella che riportiamo, le cronache dei giornalisti più avvertiti, i report della intelligence, mostrano che durante le operazioni militari dell’esercito israeliano Hamas ha usato continuamente la popolazione civile come scudo umano, nascondendo armi e aprendo quartier generali nelle moschee, nelle scuole, negli ospedali, in mezzo alle gente. Se ti nascondi tra i tuoi fratelli per colpire, e pensi di farla franca, non stai solo sacrificando degli innocenti ma anche violando la Convenzione di Ginevra. Il comportamento di Hamas e la sua propaganda hanno influito decisamente sulla cifra finale dei morti – delle vittime “innocenti” – rendendo ancora più duro il costo della operazione israeliana.

Nel suo equilibrismo che un giorno o l’altro la farà rotolare per terra, l’Onu ha fatto il bis accusando contemporaneamente Hamas di crimini contro l’umanità per il lancio di missili su Israele. Hamas è un gruppo terrorista che, per quanto mosso da una invincibile pulsione autodistruttiva, non è letteralmente in grado – da solo – di provocare un genocidio su larga scala della popolazione israeliana. Israele può schiacciarla e se l’elite palestinese di Gaza vuol sopravvivere a questo momentaccio deve cogliere al volo l’opportunità offerta dai colloqui egiziani, la mano tesa di Obama e quella altrettanto lunga dell’Europa. Per quanto vorrebbe ributtare a mare gli israeliani, Hamas non ci riuscirà mai.

Usando a sproposito termini come “crimini contro l’umanità” l’Onu non fa altro che svuotarli di significato – indebolendo pericolosamente quei criteri che servono a distinguere la democrazia dalla dittatura e il terrorismo, anche il peggiore, dal totalitarismo.