Luca cerca di piazzarsi ma nessuno lo vuole

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Luca cerca di piazzarsi ma nessuno lo vuole

21 Aprile 2008

Essersi fatto rimbrottare da Roberto Calderoli perché si alimentano tensioni nel Paese, costituisce un bel paradosso per Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente confindustriale “con il ditino alzato”, sempre pronto a insegnare con petulanza a tutti il loro mestiere, è stato richiamato dal rude leghista a non cercare d’instaurare un clima di vendetta nelle relazioni industriali.

D’altra parte è inevitabile che chi ha iniziato il suo mandato – anzi ha fatto tutta la campagna per essere eletto presidente contro i damatiani – dicendo che il leader confindustriale suo predecessore (e en passant il ministro leghista al Lavoro Roberto Maroni) aveva criticato troppo la Cgil e aveva irrigidito troppo le relazioni industriali, chi si è messo da sé in questi panni, se alla fine del suo mandato, se ne sbotta in una tirata contro i sindacalisti “signori del veto”, incapaci di chiudere le trattative fondamentali, finisce per prestarsi a essere preso in giro, come è successo, da quel rozzo genio politico che è il dentista bergamasco già (e forse presto di nuovo) ministro delle Riforme.

Per capire perché Montezemolo si è esposto a questa figuraccia, bisogna leggere l’intervento di Sergio Marchionne all’ultima assemblea di Confindustria del 18 aprile al Lingotto: un intervento tutto d’attacco al contratto dei metalmeccanici recentemente firmato. Un attacco alle condizioni di rigidità imposte da questo accordo, che si collega alla spiegazione compiuta dall’amministratore delegato della Fiat, sul perché degli ultimi trentamila assunti dalla società torinese, solo 6400 sono italiani.

E’ dal giorno della firma del contratto che Marchionne borbotta. Massimo Calearo che era stato in questi anni un uomo Fiat, alternativo – ma ugualmente Torinodipendente  – ad Alberto Bombassei, presidente di Federmeccanica, visto il clima imperante, ha preferito filarsela in parlamento con Walter Veltroni. E Montezemolo? Montezemolo si è allineato, con un po’ di malagrazia al nuovo clima, in attesa della prossima fase.

Ma che ruolo giocherà il presidente uscente in questa “prossima fase”? Secondo un notissimo banchiere, grande regolatore dell’establshment, “nessuna”.

Lui, però, cerca ancora un qualche spazio: cerca di difendere innanzi tutto un proprio ruolo nel “sistema” (così i confindustriali definiscono la loro organizzazione). Vorrebbe poter fare almeno il presidente della Luiss, gli piacerebbe che l’università confindustriale divenisse quella sorta di fondazione che ha detto di volere organizzare per continuare a dare “idee” alla politica.

Per pesare il primo fronte su cui dovrà misurarsi sarà quello Fiat, dove non solo in molti danno John Elkann strepitante per prendere il suo posto da “presidente”. Ma in molti richiamano la necessità prioritaria di tenere buono Marchionne, corteggiato oltre ogni limite da quelli dell’Ubs (che forse però non è una presidenza, quella della banca svizzera, viste le sue condizioni strutturali, così appetibile). E per “mantenere sereno” Marchionne, “la famiglia” è pronta a tutto anche a marginalizzare sempre più Montezemolo.

E la Rcs? Dove è finita la speranza di una presidenza editoriale che gli desse una qualche voce anche sul fondamentale Corriere della Sera? Poche speranze. Piergaetano Marchetti si è schierato senza riserve in difesa di Cesare Geronzi pur di mantenere le sue posizioni, e Giovanni Bazoli ha convenuto con Geronzi che se si arriva a una situazione drammatica, è meglio come presidente di mediazione contare sul saggio Paolo Mieli che su persone non di peso.

E la politica? Nessuno offre più niente a Montezemolo in politica: passato il momento magico in cui un suo appoggio poteva portare un sia pur marginale vantaggio elettorale, nessuno regala niente a una personalità in declino.

Tutto sommato, queste notizie sembrano non dispiacere a Emma Marcegaglia. Almeno dal fronte del “predecessore” le verranno assai pochi condizionamenti.