Home News L’uno contro tutti di Veltroni comincia da Spello e finisce in Campidoglio

L’uno contro tutti di Veltroni comincia da Spello e finisce in Campidoglio

0
1

Con alle spalle le dolci colline fra Assisi e Foligno, e sulla sfondo la splendida Spello, Walter Veltroni ha dato il via alla sua campagna elettorale. I politici della sinistra locale hanno disertato l’appuntamento. Due sono le ragioni: la prima è che il loro cuore si scalda solo per D’Alema e in parte per Bertinotti; la seconda che stanno rintanati nelle sedi politiche a contare quanti seggi possono perdere nella regione a causa di questa “trovata” - così la chiamano – del loro leader di correre da soli.

La preoccupazione è fortissima: senza desistenze di nessun tipo, perderebbero il premio di maggioranza al Senato e non solo. Da quelle parti non è nemmeno immaginabile che il centrodestra possa prendere più voti del centrosinistra. E invece questa volta sta diventando probabile. Le cassaforti elettorali – e l’Umbria è una di queste – lasciate in eredità dal Pci potrebbero saltare. E la fine delle “regioni rosse” sarebbe davvero un risultato storico naturalmente in negativo.

Il discorso di Veltroni è sembrato tutto teso a far dimenticare l’esistenza di Prodi, ma anche quella dei dirigenti postcomunisti che governano l’Umbria, la Toscana, le Marche e l’Emilia. Un’operazione di rimozione complicatissima che rischia fra l’altro di rimuovere anche un pezzo dei consensi. Rifondazione e compagnia si fregano le mani e cercano di raccattare tutto quello che il sindaco di Roma butta dal suo canestro elettorale.

D’Alema e i suoi si sono chiusi in un ritroso silenzio e lasciano la “banda” del Campidoglio in prima fila a gestire la debacle prossima ventura.

Baffino in privato spara battute contro l’eterno nemico. Una delle tante è questa: è l’unico politico che ad una sconfitta probabile ne preferisca una certa. Sul fatto che andrà male nessuno più osa sollevare dubbi. Ora tutta la discussione è su come e con chi il centrosinistra perderà. Bene, male, libero, in solitudine, in compagnia di Di Pietro. E via così.

Ma se i daleminiani sono sul sentiero di guerra, chi ha già impugnato la spada contro il sindaco capitolino è Francesco Gaetano Caltagirone. Lo ha fatto per aiutare il genero, e cioè Pierferdinando Casini?  Nemmeno per sogno. Il noto imprenditore romano se l’è presa con Veltroni perché vuole approvare il piano regolatore inserendo tre nuovi progetti: mille miliardi di vecchie lire a vantaggio del gruppo Toti. Questa la ragione che ha fatto uscire dai gangheri il palazzinaro più illustre di Roma che – incredibile a dirsi – ha attaccato interventi ritenuti devastanti dal punto di vista urbanistico per la città. Tanto è vero che – il mondo non finisce mai di stupire – Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra di Roma per una volta almeno ha finito col trovarsi d’accordo con Caltagirone.

In questa querelle la cosa più arrogante di tutte è la dichiarazione di Walter Veltroni: mi dimetterò da sindaco solo dopo l’approvazione del piano regolatore. La questione quindi riveste una rilevanza assoluta e per ciò stesso non può non sollevare più di un sospetto. Gli affari sono affari e non c’è campagna elettorale che possa stopparli. Con buona pace dello sfondo idilliaco della campagna umbra e del messaggio francescano di cui è splendida metafora.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here