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Quel che resta delle Stelle

M5S, con Conte l’ultima dolorosa svolta: più che una rifondazione è un addio alle origini

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“Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, così Beppe Grillo su twitter cita il complicatissimo e per certi versi ermetico Tractatus Logico-Philosophicus di Wittgenstein per evocare l’incontro che sarebbe dovuto rimanere segreto con Giuseppe Conte e i vertici del Movimento, Casaleggio escluso, a Marina di Bibbona in Toscana. Grillo, secondo fonti interne, sarebbe andato su ‘tutte le furie’ per la fuga di notizie, ma di segreto ovviamente non vi era nulla e il passaggio (anche mediatico) appare come al solito orchestrato ad arte, nuova tappa verso l’ennesimo cambio di pelle del Movimento. Questa volta però la mutazione è definitiva, si tratta dell’ultimo stadio della svolta da partito di lotta a partito di sistema con l’incoronazione dell’ex premier Conte a capo del Movimento 5 Stelle.

Ieri intanto Giuseppe Conte ha tenuto una lezione all’università di Firenze, ma è evidente che per l’ex avvocato del popolo il ritorno in cattedra è solo un passaggio formale prima del definitivo sbarco in politica. Un approdo che per l’eterogenesi dei fini non può che avvenire sulle sponde grilline: la strada di un partito nuovo infatti esporrebbe l’ex presidente del Consiglio al rischio di una avventura fallimentare stile-Monti, mentre parallelamente, secondo molti, senza la sua guida il Movimento rischierebbe la marginalizzazione. E allora con Conte cambieranno quasi certamente anche le macchinose regole del Movimento, il sogno della democrazia dal basso verrà decisamente archiviato insieme ad apriscatole, megafoni e cori di onestà. Difficile infatti che l’ex premier acconsenta di sottostare agli slogan giacobini, ai meccanismi stantii del confronto su Rousseau, dell’uno vale uno e dei veti e controveti.

Ed è proprio questo, probabilmente, quello di cui Grillo per non ora non vuole parlare. L’ultimo cambio di pelle è forse quello più doloroso, quello che archivia il legame con l’indimenticato Casaleggio-padre e che trasforma per sempre il Movimento 5 Stelle in un partito come un altro. Ovvio che la parola d’ordine, per dare un significato al tutto, sarò ‘rifondazione’, ma l’impressione è che più di un ritorno al passato con Conte si assisterà al definitivo addio all’utopia delle origini. Dall’uscire al riveder le stelle si passerà a restare in salotto a guardar se stessi allo specchio cercando di sopravvivere. Con buona pace dei dissidenti e di chi ancora conserva le magliette dei Vaffaday. Una svolta che forse fa male anche allo scafato Grillo e allora sì, è capibile che sia meglio tacere.

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