Home News Mafia. Arrestate 63 persone, sgominata organizzazione del ‘pizzo’

Mafia. Arrestate 63 persone, sgominata organizzazione del ‘pizzo’

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Si è svolta all'alba una vasta operazione antimafia a Palermo che ha sgominato 'l'esercito del pizzo' dei boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Sono 63 le ordinanze di custodia cautalere eseguite dagli uomini della Squadra mobile di Palermo, guidati da Maurizio Calvino.

In carcere esponenti delle famiglie mafiose di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi, tutte ritenute vicine ai boss Lo Piccolo. Per tutti le accuse vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso all'estorsione, fino all'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione d'armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalla modalità mafiosa. Quella di oggi è la quinta tranche dell'operazione denominata 'Addiopizzo' che negli anni ha portato in carcere un centinaio di presunti affiliari a Cosa nostra, molti dei quali già condannati. L'attività di intelligence si à avvalsa anche del supporto dell'associazione antiracket Addiopizzo ma anche della collaborazione di numerosi commercianti, vittime delle richieste estorsive. Le estorsioni venivano imposte dagli esattori del pizzo, come documentato da video e intercettazioni ambientali e telefoniche, hotel, imprese edili, attività commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici e persino discoteche.

Ci sono anche diversi imprenditori e persino il titolare di un centro benessere tra le 63 persone arrestate all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Palermo nell'ambito dell'operaizone 'Addiopizzo 5', che ha portato in carcere l'esercito del pizzo dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta, coordinata dal Procuratore aggiunto d Palermo Antonio Ingroia, Cosa nostra avrebbe investito i soldi delle estorsioni in attività commerciali. Tra queste il Centro benessere "O sole mio", ubicato nel salotto della città, in piazza Politeama. Secondo gli inquirenti sarebbe stato realizzato con i soldi del capomafia Giovanni Bonanno, ucciso dai suoi stessi 'avversarì e poi nascosto in un terreno. In carcere, all'alba, il titolare, Filippo Catania, accusato di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. In carcere anche imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia, secondo i magistrati "a disposizione" dei boss di Cosa nostra.

Le vittime del pizzo, questa volta, hanno parlato. È una delle grandi novità emerse dall'operazione. Gli investigatori si sono avvalsi della collaborazione degli imprenditori e dei commercianti che per anni hanno subito le vessazzioni di Cosa nostra, costretti a pagare il pizzo. "La loro collaborazione - spiega Calvino - dimostra una crescita culturale e un'apertura crescente delle vittime, stanche di subire".

Uno degli affiliati a Cosa nostra si faceva chiamare 'Camion', un altro 'Pizzà, un altro ancora semplicemente 'Y'. Ecco i nomi in codice dell'"esercito del pizzo". Il retroscena emerge dalla lettura dei numerosi 'pizzini', fogli di carta piegati e scritti dai boss, trovati nel novembre del 2007 nel covo dei boss. Tra le vittime del pizzo della mafia, come ricostruito dalla Polizia, imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell'aeroporto 'Falcone e Borsellinò di Palermo, ma anche imprenditori impegnati nella realizzazione di una caserma militare e di un asilo materno.

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