Mafia. Sequestrati beni per 4 milioni di euro a boss di Gela “indigente”

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Mafia. Sequestrati beni per 4 milioni di euro a boss di Gela “indigente”

12 Giugno 2010

Beni per un valore complessivo di quattro milioni di euro sono stati sequestrati ad un presunto boss di Gela, in provincia di Caltanissetta. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale, è stato eseguito dalla divisione Polizia Anticrimine della questura nissena.

Secondo diversi collaboratori di giustizia l’uomo, Salvatore Murana, 54 anni, avrebbe riciclato i soldi della Stidda, ma per il fisco era senza reddito e quasi in stato di indigenza. I sigilli sono stati apposti a una villa su tre piani, con piscina e giardino; diversi lotti di terreno, per un’estensione di circa 30mila metri quadrati con capannoni dati in affitto a diverse altre ditte commerciali.

Il provvedimento ha riguardato anche una società di commercio e trasporto conto terzi, attiva nella distribuzione di bombole di ossigeno per impieghi sanitari, tre camion, due auto, un carrello per trasporto imbarcazioni, un motociclo, due conti correnti, carte di credito, un deposito a risparmio nominativo e tre cavalli purosangue inglesi, che correvano in gare ufficiali negli ippodromi italiani.

Nel 2008, Murana fu arrestato con altre 13 persone perché coinvolto in due operazioni antimafia: quella della squadra mobile nissena, denominata "Mizar", e quella dei carabinieri, in codice "Messa in regola". Quando, il 23 dicembre del 1987, esplose a Gela la guerra tra cosa nostra e stidda, con l’uccisione dei boss stiddari Salvatore Lauretta e Orazio Coccomini ad opera degli uomini di Piddu Madonia, Murana si sarebbe trovato nel luogo del duplice omicidio sfuggendo alla morte.

Avrebbe poi ereditato la quota di affari illeciti dei due leader assassinati. La cosca gli avrebbe anche affidato il compito di gestire i proventi dei propri traffici e di erogare i compensi alle famiglie degli affiliati detenuti in carcere.