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Mambrino insiste sul Pra e su molto altro

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Vi invito a leggere e se volete a far circolare il commento postato dal nostro Antonio Mambrino in risposta ad una lettrice, dipendente del Pra, che contestava le tesi dell'articolo sulla mancata abolilzione del Pra stesso. Vale la pena leggerlo anche se non si è dipendenti del Pra. Per questo ve lo segnalo.


LUDDISMO BUROCRATICO

Per la verità nel mio intervento non muovevo alcuna critica ai lavoratori del PRA in quanto tali. Sottolineavo unicamente l’assurda duplicazione amministrativa derivante dalla coesistenza di due strutture che svolgono funzioni in buona misura sovrapponibili. Anzi, due strutture burocratiche le attività di una delle quali (il PRA) sono ricomprese in quelle di un’altra (l’Archivio nazionale veicoli). Il lettore rivendica la specificità delle funzioni del Pubblico registro automobilistico, ma dimentica di fornirci un solo esempio concreto. L’unico aspetto che riusciamo ad immaginare è quello (citato nell’articolo) delle iscrizioni ipotecarie: ma si tratta di un profilo del tutto arcaico e che, comunque, potrebbe essere agevolmente demandato all’Archivio nazionale. Quanto al destino dei lavoratori del PRA non capisco il problema. Nessuno sarebbe stato licenziato, vi sarebbero solo stati dei processi di mobilità all’interno delle pubbliche amministrazioni con la garanzia assoluta del mantenimento dello stipendio in godimento. Ma probabilmente è questo uno dei problemi: il rifiuto ostinato e sistematico da parte del sindacato del pubblico impiego di ogni meccanismo di mobilità. Ma, osiamo domandarci, considerata l’impossibilità di licenziamenti (individuali e collettivi), se non si avvia una seria politica di mobilità nelle amministrazioni pubbliche quale è la strada per migliorare l’efficienza della P.A.? La posizione sindacale ricorda il movimento luddista sviluppatosi all’inizio del XIX secolo, quando per timore delle ricadute occupazionali dei processi di innovazione tecnologica, gruppi organizzati di lavoratori distruggevano i telai che stavano “pericolosamente” sostituendo il lavoro manuale dei tessitori. Vi è però una differenza di fondo: il luddismo ottocentesco, pur partendo da posizioni teoriche del tutto sbagliate, mirava a difendere masse di lavoratori diseredati privi di tutele. Il luddismo burocratico dei giorni nostri mira a tutelare una quota di lavoratori (i dipendenti pubblici) pagati e trattati meglio dei cugini lavoratori del settore privato (dove flessibilità, mobilità e retribuzione legata alla produttività sono pane quotidiano) Si tranquillizzi comunque il lettore lo stralcio (e quindi sostanzialmente il rinvio alle calende greche) della soppressione del PRA è stato votato dalla Camera all’UNANIMITA'. Ed è stupefacente come il nostro sistema politico, incapace di trovare intese e sviluppare un dialogo costruttivo su qualunque tema, si ritrovi compatto solo nella difesa del PRA.
di antonio mambrino il 13/06/07 15:42:50

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