Mambrino insiste sul Pra e su molto altro

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Mambrino insiste sul Pra e su molto altro

13 Giugno 2007

Vi invito a leggere e se volete a far circolare il commento postato dal nostro Antonio Mambrino in risposta ad una lettrice, dipendente del Pra, che contestava le tesi dell’articolo sulla mancata abolilzione del Pra stesso. Vale la pena leggerlo anche se non si è dipendenti del Pra. Per questo ve lo segnalo.


LUDDISMO BUROCRATICO

Per la verità nel mio intervento non muovevo alcuna critica ai
lavoratori del PRA in quanto tali. Sottolineavo unicamente l’assurda
duplicazione amministrativa derivante dalla coesistenza di due
strutture che svolgono funzioni in buona misura sovrapponibili. Anzi,
due strutture burocratiche le attività di una delle quali (il PRA) sono
ricomprese in quelle di un’altra (l’Archivio nazionale veicoli). Il
lettore rivendica la specificità delle funzioni del Pubblico registro
automobilistico, ma dimentica di fornirci un solo esempio concreto.
L’unico aspetto che riusciamo ad immaginare è quello (citato
nell’articolo) delle iscrizioni ipotecarie: ma si tratta di un profilo
del tutto arcaico e che, comunque, potrebbe essere agevolmente
demandato all’Archivio nazionale.
Quanto al destino dei lavoratori del PRA non capisco il problema.
Nessuno sarebbe stato licenziato, vi sarebbero solo stati dei processi
di mobilità all’interno delle pubbliche amministrazioni con la garanzia
assoluta del mantenimento dello stipendio in godimento. Ma
probabilmente è questo uno dei problemi: il rifiuto ostinato e
sistematico da parte del sindacato del pubblico impiego di ogni
meccanismo di mobilità. Ma, osiamo domandarci, considerata
l’impossibilità di licenziamenti (individuali e collettivi), se non si
avvia una seria politica di mobilità nelle amministrazioni pubbliche
quale è la strada per migliorare l’efficienza della P.A.?
La posizione sindacale ricorda il movimento luddista sviluppatosi
all’inizio del XIX secolo, quando per timore delle ricadute
occupazionali dei processi di innovazione tecnologica, gruppi
organizzati di lavoratori distruggevano i telai che stavano
“pericolosamente” sostituendo il lavoro manuale dei tessitori. Vi è
però una differenza di fondo: il luddismo ottocentesco, pur partendo da
posizioni teoriche del tutto sbagliate, mirava a difendere masse di
lavoratori diseredati privi di tutele. Il luddismo burocratico dei
giorni nostri mira a tutelare una quota di lavoratori (i dipendenti
pubblici) pagati e trattati meglio dei cugini lavoratori del settore
privato (dove flessibilità, mobilità e retribuzione legata alla
produttività sono pane quotidiano)
Si tranquillizzi comunque il lettore lo stralcio (e quindi
sostanzialmente il rinvio alle calende greche) della soppressione del
PRA è stato votato dalla Camera all’UNANIMITA’. Ed è stupefacente come
il nostro sistema politico, incapace di trovare intese e sviluppare un
dialogo costruttivo su qualunque tema, si ritrovi compatto solo nella
difesa del PRA.

di antonio mambrino il 13/06/07 15:42:50