Manca solo Afef al ministero degli Esteri

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Manca solo Afef al ministero degli Esteri

15 Ottobre 2007

A suo modo,
tramite il nuovo partito, la sinistra in Italia prova a reinventarsi. Auguri.
Anche se scomposta, quasi sguaiata, appare in queste ore la gara fra Prodi e
Veltroni ad accreditarsi, l’un contro l’altro, come uomini della Provvidenza,
nel senso di coloro che per primi pensarono a fondare un partito come quello
che è (o sarà) il partito democratico.

Per la verità, l’idea non risale né
a Prodi, né a Veltroni. Entrambi ostili all’idea di avere (e di esprimere) idee
proprie in politica. L’idea la ebbe il professor Salvati, quando, una decina
d’anni fa, propose di far nascere nel centro-sinistra un “corrispettivo” di
Forza Italia: nel senso di un soggetto politico nuovo dove approdassero
culture, esperienze, filoni di diversa tradizione e di diversa ispirazione.

Visto che ormai un tale partito c’è,
dotato di un suo democraticissimo gruppo dirigente, l’Italia ha maturato il
diritto di saperne un po’ di più sulla sua collocazione e sui suoi contenuti
programmatici. Problema, del resto, analogo ebbero, hanno ed avranno su questo
terreno pure Berlusconi e Forza Italia. Di qui, nei confronti di Veltroni,
l’atteggiamento iper-critico di Arturo Parisi, dettato però forse da
politologia più che da politica.

La leadership di Veltroni, invece, merita un altro tipo di
considerazione. Tanto più che egli non si stanca mai di ripetere di non aver
mai avuto simpatia per il comunismo e per l’URSS, ma di  aver sempre preferito Berlinguer a Craxi. Il
punto è che sul comunismo e sull’URSS ha avuto ragione Craxi, che a suo tempo con
Schmidt e Reagan scelse gli euromissili, mentre Berlinguer vi si oppose
ricorrendo contro Schmidt al terzomondismo di Brandt e contro Reagan al
pacifismo arcobaleno.

Non è una questione irrilevante, né archiviabile. L’insistenza a
considerarla tale da parte di Veltroni denota una sopravvalutazione del proprio
kennedysmo, una disattenzione alle vere questioni politiche e strategiche ed
una preoccupante disponibilità, nelle forme e nei modi possibili, a farsi
ancora “partigiano della pace” (brutta parola, bruttissima cosa, per noi
vetero-anticomunisti anche peggiore del comunismo di Lenin …).

Ora, è già capitato, nella stagione del governo Prodi, durante il
sequestro Mastrogiacomo, di vedere il pacifista (tutt’altro che pacifico) Gino
Strada impadronirsi di fatto della guida della Farnesina. A Veltroni, alla
Farnesina, dopo il no di Veronica, capiterà di immaginarsi qualcosa fra la
signora Afef Tronchetti Provera e Luca Cordero di Montezemolo. Per aver poi,
magari, come sottosegretari banchieri non antiamericani del genere di Bazoli e
Profumo: in nome della “pace”, ovviamente, con tutti e, quindi, solo con se
stesso!

Luigi Compagna