Manovra. Bondi: “Tagli necessari ma avrei preferito concordarli”

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Manovra. Bondi: “Tagli necessari ma avrei preferito concordarli”

29 Maggio 2010

"Sono convinto da tempo della necessità di ridurre gli sprechi e riorganizzare interamente la cultura italiana. Perciò mi sono trovato in totale sintonia con la decisione del ministro Tremonti e dell’intero governo di procedere a un taglio dei fondi anche della cultura": lo ha detto il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che però ha aggiunto: "Avrei voluto tuttavia poter concertare dove intervenire e in che modo farlo per ridurre le spese. Mi rammarico che ciò non sia avvenuto".

In tarda serata, infatti, il ministro è intervenuto per precisare il suo giudizio sul provvedimento: "Sì – sottolinea il ministro – a profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in Parlamento che modificherà definitivamente il settore. Ma no a tagli indiscriminati che non possono essere decisi se non con il mio ministero".

Il taglio del contributo statale previsto nella manovra finanziaria per 232 istituti, fondazioni ed enti è il nuovo fronte che si apre per la cultura italiana dopo quello, non ancora chiuso, delle fondazioni liriche. Il grido d’allarme più forte viene dagli istituti che vivono completamente del contributo statale, come il Centro sperimentale di cinematografia e la Cineteca nazionale. Il taglio, spiega il presidente Francesco Alberoni che lancia un appello al premier, "significa smettere di insegnare e produrre cinema e soprattutto di conservarlo, buttando a mare migliaia di titoli che hanno fatto la storia del cinema italiano". E il direttore del Centro Marcello Foti, annuncia che se non ci sarà un passo indietro il mondo del cinema è pronto alla mobilitazione per difendere la sua memoria.

Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si appella la Fondazione Rossini di Pesaro: "Speriamo che al momento di firmare il decreto – dice il presidente Oriano Giovannelli – si accorga che ci siamo anche noi, lui ci conosce e ci stima da anni". Anche perché, aggiunge, si tratta di una fondazione "virtuosa, con bilanci in pareggio, spese ridotte all’osso e nessuno spreco".

"C’è poco da commentare: questo è un atto di morte".  Così accoglie la notizia il direttore dell’Istituto e Museo di Storia delle Scienze di Firenze, Paolo Galluzzi. "Noi dallo Stato abbiamo un contributo di 1 milione e 750 mila euro – aggiunge -. È metà del nostro bilancio. Se la notizia è vera, lo apprendiamo da voi perchè nessuno dei nostri referenti ai ministeri si è fatto sentire, e sarà pubblicata in Gazzetta, il consiglio di amministrazione non potrà che riunirsi e avviare le procedure per il fallimento".

Analogo grido d’allarme era venuto dall’Istituto degli studi filosofici di Napoli: "Un’offesa all’Italia e all’Europa che arriva nel momento del massimo splendore di Palazzo Serra di Cassano", commentava con grandissima amarezza il fondatore Gerardo Marotta. A serio rischio anche il Museo storico della liberazione di Via Tasso a Roma, "è una forma di ottusità amministrativa", ha detto il presidente Antonio Parisella, che ritiene "deprecabile la scelta politica di tagliare sulla ricerca e sulla cultura, cosa che non avviene negli altri Paesi europei".

Nell’elenco anche l’Eti, la cui soppressione "comporta la cancellazione di una componente fondamentale del sistema dello spettacolo dal vivo in Italia", che ha 28 dipendenti pubblici e 144 lavoratori con contratto di natura privatistica tra Roma, Firenze e Bologna, spiega l’Ente teatrale italiano. "Quando si dice che bisogna rilanciare il Paese si aggiunge sempre che occorre puntare sulla cultura e sulla ricerca. Poi, non si sa come, questi sono sempre i settori più colpiti quando c’è da tagliare", argomenta Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini-Nuova Antologia.

"Dallo Stato noi prendiamo 50 mila euro, circa il 15% del nostro bilancio che per fortuna si basa su altre entrate e altri contributi. Quindi non siamo a rischio cultura". Nessuna polemica, solo "un po’ di rassegnazione": così Tullio De Mauro commenta la decisione presa dal governo per i tagli che interessano anche la Fondazione Bellonci, che promuove il Premio Strega, di cui è presidente. "Abbiamo sempre inviato un rendiconto al ministero dei Beni culturali. Siamo poveri e quindi anche le piccole cifre che abbiamo sono preziose, 25 mila euro ci fanno molto comodo", dice De Mauro.

Anche la Fondazione Ugo e Olga Levi onlus di Venezia afferma "di avere costantemente e puntualmente adempiuto agli obblighi e alle richieste informative dovuti ai ministeri per i beni e le attività culturali e per la semplificazione normativa". Ma ci sarebbe anche un errore: il Vittoriale degli italiani è già privato e quindi "l’inserimento nell’elenco dei 232 istituti che non riceveranno più fondi statali è curiosa e anche un pochino sgradevole", dice Giordano Bruno Guerri, il presidente.