Mediatrade. Indagati il premier e il figlio, Cicchitto: “Uso politico della giustizia”

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Mediatrade. Indagati il premier e il figlio, Cicchitto: “Uso politico della giustizia”

23 Gennaio 2010

"Come volevasi dimostrare. Se c’era qualcuno che ancora negava l’evidenza, e dubitava dell’esistenza di un nucleo giudiziario-politico-editoriale che fa dell’uso politico della giustizia la sua arma essenziale contro Berlusconi, purtroppo, ha avuto una risposta inconfutabile con l’iniziativa giudiziaria a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale". Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

"In sostanza, questo nucleo giudiziario-politico-editoriale ha aperto ieri ufficialmente la sua campagna elettorale e per non essere ripetitivo ha esteso l’iniziativa anche al figlio Pier Silvio. Non è possibile chiudere gli occhi nei confronti di una situazione inaccettabile che è la ragione di fondo – conclude – che purtroppo rende permanente e organica l’anomalia italiana. Per rendere l’Italia un Paese normale bisogna smontare questa distorsione".

Con la chiusura dell’indagine Mediatrade-Rti si profila la richiesta di rinvio a giudizio, con rischio di un nuovo processo, per Silvio Berlusconi. Il premier è indagato assieme al figlio Pier Silvio, a Fedele Confalonieri, al produttore americano Frank Agrama e ad altre otto persone per presunte irregolarità sulla compravendita dei diritti tv per creare fondi neri.

La Guardia di Finanza ha notificato ieri l’avviso di conclusione indagini firmato dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro a 12 persone, tra cui, questa la novità, il figlio del premier in qualità di presidente di Rti e vice presidente di Mediaset: nei suoi confronti, come a Confalonieri, è contestata solo la frode fiscale.

Accuse che i due respingono con una nota diffusa in serata da Mediaset in cui si sostiene che "la documentazione dimostrerà la totale estraneità". Al centro dell’indagine ci sono gli oltre 34 milioni di dollari contestati dalla Procura come appropriazione indebita aggravata, e riferiti a fatti non coperti da prescrizione, a Silvio Berlusconi, Farouk Agrama e i manager Daniele Lorenzano, Roberto Pace e Gabriella Ballabio.

Nelle nove pagine dell’atto si legge che i cinque operavano "all’interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni ’80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Farouk Agrama". E, quindi, "si appropriavano di una parte rilevante (nel periodo 2000-2005 complessivamente 100 milioni di dollari Usa) delle somme trasferite a Mediatrade e dal 2003 da Rti alle società Olympus Trading (riconducibile ad Agrama ndr) a titolo di pagamento di diritti televisivi".

Denaro, prosegue il capo di imputazione, che «veniva successivamente depositato sui conti correnti presso l’Ubs di Lugano nella disponibilità di fiduciari di Agrama, su conti aperti a nome di Roberto Pace, su conti aperti a nome di Gabriella Ballabio e su altri conti, in Svizzera e altrove. "In particolare – è scritto ancora – con riferimento ai fatti allo stato non coperti da prescrizione, si appropriavano di un ammontare corrispondente al 45% circa delle somme accreditate ad Olympus Trading". Ad Olympus, secondo i calcoli fatti dal pm, dal luglio del 2002 al novembre del 2005, prima da Mediatrade, poi da Rti, sono confluiti circa 76 milioni di dollari, che al netto del 45 per cento, sarebbero poco più di 34 milioni di dollari.

Un altro episodio di appropriazione indebita, però solo di circa 4 milioni di euro, e che va dal marzo 2004 al dicembre 2005, è contestato a Lorenzano, Gabriella Ballabio e Giorgio dal Negro definito «socio occulto» dello stesso Lorenzano, mentre il banchiere Paolo Del Bue, Giovanni Stabilini, ex dirigente del gruppo e due cittadini di Hong Kong (che avrebbero operato per conto di Agrama) è contestato il riciclaggio di ingenti somme frutto dell’appropriazioni indebita ai danni di Mediaset. Quanto alla frode fiscale ipotizzata, non solo nei confronti del premier, ma anche del figlio, di Confalonieri, Agrama, Lorenzano, Pace, Ballabio e Dal Negro, ammonta a circa 8 mlioni di euro evasi dal 2005 al settembre 2009.

Gli indagati, non avrebbero pagato "le imposte sui redditi, utilizzando – recita sempre l l’atto di chiusura indagini – i mezzi fraudolenti consistiti nell’acquisire i diritti di trasmissione attraverso la fittizia intermediazione di società di comodo che successivamente li ritrasferivano, a prezzi gonfiati, alle società del gruppo Mediaset". In tal modo avrebbero emesso fatture nei confronti di Mediatrade e Rti "recanti l’indicazione dei corrispettivi in misura superiore a quella reale. Sulla base di tale falsa rappresentazione – è la ricostruzione dei pm – nelle scritture contabili obbligatorie di Mediatrade e Rti indicavano, nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset, elementi attivi inferiori al reale con riferimento ai redditi di pertinenza della società Rti".