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Megalomane

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La tesi di fondo del discorso di Massimo D’Alema al Senato è la seguente: il governo Prodi ha ereditato – in politica estera – un’Italia senza peso e senza voce, isolata in Europa e trattata da gregaria dagli Usa. Oggi invece, dopo dieci mesi di cura dalemiana, l’Italia è risorta, ha ritrovato ruolo e prestigio sulla scena internazionale, tratta da pari a pari con le grandi potenze del mondo e agisce da protagonista sui principali scenari di crisi.

La tesi, già ardita di per se, non trova corrispondenza neppure a palazzo Chigi, dove qualche giorno fa il portavoce di Prodi, Silvio Sircana, così descriveva i rapporti tra Italia e Usa in relazione all’atteso ma ancora non previsto incontro con George W. Bush: “fare una foto-opportunity con Bush non è nella agenda delle nostre priorità, lo è invece continuare a discutere con lui. Intendiamoci, qui nessuno è megalomane, sappiamo di essere una pulce di fronte all'elefante”.

Ecco il ritratto dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti: una pulce di fronte a un elefante.
Non ci piace il gioco retorico “l’avesse detto Berlusconi”, ma in questo caso ci assorda solo il pensiero di quali reazioni avrebbe suscitato una simile frase.

Ai tempi di Prodi essa è stata accolta senza scandalo, rassegnati come siamo, non ad un dato di fatto ma ad un destino annunciato: il ruolo della pulce.
Resta solo un megalomane – a detta di Sircana – ed è il ministro D’Alema. Ma ancora per quanto?

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