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Un altro 25 aprile

Mi accuseranno di non distinguere tra la causa buona e quella cattiva

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“Adesso i buoni avevano vinto. E i cattivi stavano per essere puniti. Tutta quella gente voleva assistere alla conclusione della storia. Volevo assistervi anch’io. Ero un bambino molto curioso e per niente timido. E poi lo spettacolo era gratis, non bisognava pagare nessun biglietto.

Quel che vidi non l’ho mai dimenticato. Tutta la furia e tutto il dolore della guerra civile sembravano essersi scaricati sulla folla che saliva le scale. E avanzava verso l’aula a forza di spintoni e di pugni, urlando, imprecando, sacramentando contro questo o quel fascista atteso in manette nel gabbione.

Le madri dei partigiani fucilati o uccisi nei rastrellamenti, mostravano piangendo le fotografie dei figli. Ricordo facce di giovani, con lo sguardo rivolto per sempre al nulla. Gli unici in pace dentro quel mare in tempesta, gonfio di rabbia e invocante di giustizia.”

“  – A ogni modo , la guerra civile è stata tutta un mattatoio-  ricordai a Livia. -E tutti ne sono usciti con le mani imbrattate del sangue di altri. –

Lei sorrise. – Stia attento! L’accuseranno di non distinguere tra la causa buona e quella cattiva…- ”

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“- Per prima cosa non dovresti usare la parola giustiziati . –  mi disse Michele Tosca – E’ il motivo è molto semplice. Questa parola trare la sua radice da un’altra: giustizia. Ma chi è stato vittima di un’esecuzione sommaria non è passato per un’aula dove si giudichi con equità, non ha avuto un avvocato difensore, non ha mai potuto esporre le proprie ragioni. E’ stato ucciso e basta. In molti casi, senza meritare quella fine brutale. E spesso dopo indicibili torture-

Nelle guerre civili ce n’è sempre poca – replicai. – Anzi non ce n’è quasi mai. E questa assenza la si riscontra in entrambe le parti in lotta, nel fronte partigiano come in quello fascista. Tu hai ragione quando mi inviti a non usare la parola giustizia. Ho ricevuto più di una lettera che conteneva le stesse obiezioni. Ma ti confesso che a me questa parola sembra adatta ad indicare un atto, il giustiziare l’avversario, che è proprio il contrario di giustizia. Comunque terrò conto sia del tuo consiglio sia di quelle lettere.- ”

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“Ma la guerra civile aveva regole di ferro. La più spietata derivata dalla convinzione che uccidere i fascisti isolati fosse il modo di agire più redditizio per l’antifascismo armato. Era il metodo più applicato dai Gap.

E in molti territori del Nord venne  praticato su larga scala. I fascisti della Repubblica sociale si trovarono di fronte a una realtà brutale. Anche dove non esistevano formazioni partigiane organizzate e pronte alla guerriglia, nessuno di loro poteva considerarsi al sicuro.

Chiunque rischiava la vita, colpito da un nemico senza volto che si presentava all’improvviso anche nei piccoli centri di provincia.

Si vide dappertutto una sequenza di delitti in grado di spargere il terrore anche nelle file di quanti non avevano mai imbracciato un’arma contro i partigiani. Fu una strage al rallentatore destinata a provocare, sia pure non subito, una risposta altrettanto feroce.

Sangue chiama sangue diventò un programma che si rivelò infernale dovunque.

Morto dopo morto vendetta dopo vendetta”.

Giampaolo Pansa – Antologia  

  • Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer editori, 2003, p.9, 227;
  • I Gendarmi della Memoria, Sperling & Kupfer, 2007, p. 117;
  • Bella Ciao – Controstoria della resistenza, Rizzoli, 2014, p. 164.
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