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Myanmar: l’ONU chiede il rilascio dei prigionieri politici

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L'inviato delle Nazioni Unite a Myanmar Ibrahim Gambari ha lanciato un appello alla giunta militare che governa il paese del Sud-Est asiatico affinché rilasci tutti i prigionieri politici.

Inoltre, ha definito "estremamente disturbante" la serie di arresti che ancora continuano dopo le proteste per la democrazia dei giorni scorsi.

"Queste azioni devono interrompersi subito", ha detto Gambari parlando coi giornalisti dopo l'incontro, durato un'ora, col ministro degli Esteri thailandese Nitya Pibulsonggram.

"Le Nazioni Unite richiamano il governo di Myanmar a rilasciare tutti i detenuti politici, compreso coloro che sono stati arrestati durante le dimostrazioni", ha detto il diplomatico nigeriano.

Gambari è a giunto a Bangkok all'inizio di un nuovo tour in Asia per informare i governi della regione, e spera di poter recarsi nuovamente nell'ex Birmania prima della fine del mese.

Nella giornata di oggi si attendono provvedimenti verso la Birmania anche da parte del Consiglio affari generali e Relazioni esterne (Cagre) dell´Ue, che in Lussemburgo adotterà sanzioni economiche contro la giunta militare al potere a Yangon.

I 27 ministri degli Esteri europei chiedono un inasprimento delle sanzioni economiche verso la giunta militare. Sarà vietata l’importazione nell’Ue di prodotti come giada, metalli e legname, provvedimento che segue il divieto di ingresso in Europa per i rappresentanti del governo birmano.

Venerdì il vicepresidente del consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, dall’India dove era impegnato in una visita di Stato, ha affermato che “se sanzioni ci devono essere bisogna che siano efficaci e non simboliche”.

Resta in sospeso poi la questione legata agli interessi francesi in Birmania, che vedono coinvolta l’azienda petrolifera d’oltralpe Total. È opinione corrente che le sanzioni Ue non danneggeranno gravemente la seppur fragile economia del paese asiatico. È con i partner commerciali della regione, infatti, che Myanmar ha il più alto interscambio commerciale, ed è per questo che il viaggio di Gambari è particolarmente utile.

Il governo birmano in esilio, intanto, ha chiesto "il congelamento o l’abbandono “di ogni attività nel paese legata al gas e al petrolio. In un messaggio inviato il 10 ottobre al presidente francese, Nicolas Sarkozy e al suo ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, il primo ministro birmano in esilio, Sein Wen Fidh, ha chiesto a Parigi di adoperarsi per giungere “a una posizione comune dell’Ue più ferma attraverso l’adozione di sanzioni aggiuntive come il congelamento o l’abbandono di tutte le attività legate a gas, petrolio o altre risorse energetiche”.

Intermedia la soluzione proposta, invece, dalla Federazione internazionale dei diritti dell'uomo. Secondo la Fidh - che rappresenta 155 organizzazioni umanitarie nel mondo - il versamento dei proventi delle esportazioni birmane dovrebbe essere versato su un conto controllato che sarebbe gestito “dalle parti in conflitto e dalla comunità internazionale”.

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