Napoli. Truffa da 2 milioni di euro al SSN, arrestate 25 persone

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Napoli. Truffa da 2 milioni di euro al SSN, arrestate 25 persone

16 Settembre 2009

Rubavano ricettari in bianco da studi medici, li compilavano con false prescrizioni di medicinali ad alto costo usando dati anagrafici di ignari pazienti, ma anche timbri e firme di medici inconsapevoli. Così acquistavano farmaci anticancro o per malattie cardiovascolari che finivano per essere venduti sul mercato parallelo internazionale attraverso ditte inglesi.

A scoprire la truffa i carabinieri del Nas di Napoli, che stamattina hanno arrestato 25 persone appartenenti a un "sodalizio criminoso" ritenuto responsabile d’associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e alla truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. Una truffa che, secondo il colonnello dei Nas Ernesto Di Gregorio, "ha comportato un danno al Servizio sanitario nazionale pari a circa 2 milioni di euro per gli anni 2006-2007". Nell’operazione ‘Pharma Cash’ i militari dell’Arma, "sulla base di una articolata e complessa attività investigativa condotta dal Nas del capoluogo campano e coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli", sono partiti da furti di ricettari medici in bianco, solo apparentemente non collegati.

In questo modo è stato scoperto un giro di ricette rubate – almeno 40mila negli ultimi due anni – gestito da un’organizzazione costituita da "insospettabili medici di famiglia, farmacisti e faccendieri vari, che operavano prevalentemente nelle province di Napoli e Caserta", spiegano i Nas. Gli arrestati rubavano ricettari in bianco da studi medici, poi li compilavano con false prescrizioni di medicinali ad alto costo. Questi farmaci venivano poi ritirati in farmacie – alcune delle quali conniventi – delle province di Napoli e Caserta, per poi essere venduti sul mercato parallelo internazionale attraverso una ditta in Gran Bretagna. Tra le persone coinvolte anche alcuni medici di base, farmacisti compiacenti e un informatore medico-scientifico. Oltre tutto i medicinali venivano stoccati in un deposito clandestino, privo dei requisiti igienico-sanitari, non dotato di attrezzature per il mantenimento a temperatura controllata, "con grave pregiudizio per la salute pubblica".