Napoli. Truffa dei falsi ciechi, altre 8 persone in manette

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Napoli. Truffa dei falsi ciechi, altre 8 persone in manette

08 Febbraio 2010

Dopo lo scandalo dei falsi ciechi del quartiere Chiaia, al centro di Napoli, altri 8 arresti si aggiungono ai circa 60 già eseguiti nell’ambito dell’indagine avviata nel dicembre scorso. Tutti gli indagati si fingevano ciechi per ottenere le pensioni di invalidità. I provvedimenti sono stati emessi su richiesta dei pm Giancarlo Novelli e Giuseppe Noviello.

Questa nuova tranche di indagine è stata coordinata dai pm della Procura di Napoli sezione Reati contro la pubblica amministrazione. Gli 8 arrestati hanno ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il tribunale.

Tre degli otto arrestati sono stati rinchiusi nel carcere di Poggioreale con l’accusa di associazione per delinquere, truffa aggravata, falso in atto pubblico e contraffazione di pubblici sigilli. Gli altri cinque hanno ottenuto gli arresti domiciliari per truffa aggravata, falso in atto pubblico e contraffazione di pubblici sigilli.

I tre indagati per cui è stata disposta la custodia in carcere sono Luigi Alaia, 59 anni, Alexandra Danaro, 24, (rispettivamente padre e moglie dell’ex consigliere circoscrizionale Salvatore Alaia, già arrestato nei mesi scorsi) e Ciro Giardulli, 53.

Alexadra Danaro, nata in Grecia, ma impiegata nell’azienda di trasporti pubblici Metronapoli, avrebbe avuto un ruolo centrale nella diffusione di certificati falsi. Distaccata presso la Regione Campania, aveva compiti che la rendevano insospettabile. Segretaria della cammissione anticamorra, presieduta da Lucio Passariello (consigliere regionale di Forza Italia), politico di riferimento di Salvatore Alayo ed eletto con una valanga di consensi proprio nella zona di Santa Lucia. Fu proprio la donna a rivelare ai carabinieri con tono risentito la sua attività l’11 dicembre, quando in un’abitazione di Salvator Rosa fu arrestato il marito. La donna avrebbe per di più legami familiari, attraverso la madre Anna Presutto, con Ciro Mazzarella, esponente di un clan di Napoli Est, al momento estraneo all’inchiesta.

Gli arresti domiciliari sono stati disposti invece per Giacomo Pinelli, 64, Assunta Nardi, 58, Ersilia De Falco, 64, Annamaria Magnacca, 60, e Simona Palese, 36: sono tutti beneficiari delle pensioni erogate indebitamente, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della stazione Napoli-Posillipo.

I fatti accertati sono relativi al triennio 2007-2009. Le ordinanze eseguite oggi costituiscono gli ulteriori sviluppi di un’indagine avviata dai carabinieri di Napoli-Posillipo, che aveva fatto luce su un’associazione dedita alla falsificazione della documentazione medica e amministrativa per ottenere indebitamente le pensioni di invalidità per una cecità del tutto inesistente.

Dei primi 59 arrestati i carabinieri avevano foto e filmati. Tommaso Fiorentino, comandante della stazione di Posillipo che ha avviato le indagini, ha raccolto prove paradossali: chi riscuoteva la pensione per cecità, leggeva il giornale negli uffici postali e spesso li raggiungeva guidando auto e moto. Erano quasi tutte donne: segretarie, colf nella zona di Posillipo e Chiaia, ma anche commesse in negozi di lingerie. Altre vendevano biancheria intima con bancarelle ai mercati rionali. Nei filmati è sorprendente vedere le donne, ufficialmente cieche, mostrare indumenti alle clienti e contare gli spiccioli.

L’organizzazione, un’autentica centrale del falso con sede in via Solitaria, aveva come base operativa un ufficio situato accanto all’istituto d’arte "Salazar", in un angolo di piazza del Plebiscito. La sede è sequestrata da tempo. Gli elementi raccolti hanno rafforzato l’ipotesi investigativa secondo la quale esisteva "un sistema riconducibile alla fattispecie penale dell’associazione per delinquere, e fondato sulla fattiva e differenziata partecipazione di più persone, di cui si sta procedendo alla progressiva effettiva individuazione".

Sarebbero invece migliaia le pratiche per pensioni illegali. Altre 500 relative a finti matti. Un ciclone che ha già sconvolto gli uffici Asl con perquisizioni e sequestri. Ma l’inchiesta è solo nella prima fase.