Home News Nel 2009 tutti hanno capito quanto pesante sia stata la crisi del 2008

Un anno di shock economico

Nel 2009 tutti hanno capito quanto pesante sia stata la crisi del 2008

0
14

Se il 2008 è stato l’anno della rivelazione, il 2009 è stato quello della consapevolezza. Nel corso del 2008 tutti hanno compreso la gravità della crisi economica scaturita dal mercato immobiliare statunitense con il fallimento di Lehman Brothers. Oltre 691 miliardi di dollari di asset bruciati in pochi giorni sono serviti per rendere instabile tutti i mercati finanziari. Nel 2009 c’è invece stata la reale condivisione fra istituzioni, cittadini e soggetti economici che la crisi ha distrutto grandi parti di un mondo che difficilmente tornerà.

Nel gennaio 2009 gran parte degli economisti mainstream continuavano a lanciare elogi sul comportamento delle autorità monetarie. Si diceva che la crisi era terminata, che non ci sarebbero stati altri sviluppi in futuro, che il peggio era passato. Non era però difficile immaginare uno scenario come quello odierno, in cui la disoccupazione sale verso i livelli più alti degli ultimi quindici anni in svariati paesi. Ma soprattutto non era complicato pensare che banche e società finanziarie avrebbero trovato un modo veloce per recuperare gli asset perduti con la crisi subprime. E così, fra critiche ai bonus dei banchieri, scudi fiscali, exit strategy e fallimenti sovrani, il 2009 ha visto il parziale ritorno al passato della finanza derivata. Tutto questo fra le critiche molto aspre di famiglie e imprese coinvolte nella recessione.

I Paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina) si sono riposizionati nello scacchiere internazionale, a cominciare dal G20. L’accordo siglato con il Fondo monetario internazionale per la vendita di una parte delle riserve auree è significativo per questa tendenza. Allo stesso modo il ruolo di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Board, è stato ridefinito in corsa per fornirgli più poteri di sorveglianza e controllo sui mercati finanziari. Si è scatenata poi la querelle contro i banchieri, colpevoli di guadagnare troppo coi compensi per il loro lavoro speculativo. Sotto questo campo si è passati dalla demonizzazione di una serie di strumenti finanziari a quella personale. Tutti i banchieri sono dei ciarlatani avidi e senza cuore, si è detto da più parti. Il G20 ha provato a porre un limite politico ai maxi bonus, ma la vera innovazione si è avuta alcuni giorni fa, con il primo ministro inglese Gordon Brown che ha annunciato il giro di vite ufficiale. Strano però che sia stato proprio il governo laburista a introdurre questa insolita tassazione, dopo tanti anni di mitizzazione della finanza più avanzata.

Il 2009 è stato però anche l’anno della lotta all’evasione fiscale. I governi di tutto il mondo si sono ritrovati uniti in questa lotta tributaria nel tentativo di recuperare qualche briciola a quanto perso con la crisi finanziaria. Per il nostro Paese si è trattata di una buona occasione per far rientrare poco oltre 110 miliardi di euro in soli tre mesi di attivazione dello scudo fiscale. Per altre nazioni, come Svizzera o San Marino, ma anche le Cayman sull’orlo del fallimento sovrano, si è trattato invece di un ulteriore colpo basso dopo le passività patite dovute ai subprime.

E la crisi degli Stati è stato uno degli altri leit motiv dell’anno. L’ultimo caso è quello della Grecia, i cui conti pubblici hanno superato ogni prospettiva negativa: deficit al 12,7 per cento per il 2009, debito al 125 per cento nel 2010. Ora gli analisti continuano a sfiduciare le mosse del governo di Atene, nonostante le rassicurazioni, e c’è da scommetterci che per il 2010 la tendenza non sarà differente. Questo perché, a seguito di tutti gli stimoli fiscali prodotti dagli Stati per far fronte alla crisi, si è deciso di utilizzare la leva più semplice, quella della spesa. E tutte le uscite non fanno altro che provocare debiti, anche e soprattutto se si tratta di spesa corrente. Da Dubai all’Islanda, passando per la Lituania e l’Irlanda, sono tante le posizioni sovrane a rischio default, molto spesso ancora non sanate.

Il 2009 ha visto i primi bagliori di exit strategy, il ritiro della liquidità immessa nei mercati al fine di sostenere l’economia. Banca centrale europea e Federal Reserve hanno portato avanti questo discorso negli ultimi 3 mesi, ma non si è ancora fatto nulla di concreto in quanto le turbative finanziarie sembra non siano ancora ultimate. Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha recentemente ricordato che «solo nel 2010 ci potrebbero essere le prime exit strategy, ma dobbiamo essere cauti». Opinione analoga quella di Ben Bernanke, governatore della Fed e Uomo dell’anno per Time. Non a caso, i tassi d’interesse delle banche centrali sono rimasti al livello più basso. Questo ha portato gli investitori a ritenere possibile un ritorno della finanza derivata ai livelli precedenti alla bancarotta di Lehman Brothers.

Ecco quindi che si comprende come il 2009 sia stato anche l’anno della ripresa dei derivati. Dopo le nazionalizzazioni, dopo i fallimenti, dopo i salvataggi, gli istituti di credito hanno ricominciato a produrre utili e hanno parzialmente cancellato le perdite. Come? In gran parte grazie ai soliti noti: Credit default swap, Collateralized debt obligation, Asset backed Securities. Si è calcolato, secondo i Call Reports, che le prime cinque realtà bancarie statunitensi (JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Bank of America, Citibank, Wells Fargo) hanno un’esposizione, a fine 2009, di oltre 24 miliardi di dollari nei confronti di questo genere di prodotti finanziari. In altre parole, ci sono oltre 40 dollari di leva finanziaria per ogni dollaro di attivo. Una strategia interessante.

A due anni e mezzo dallo scoppio della bolla speculativa del mercato statunitense, il mondo si è diviso. C’è chi, come famiglie e imprese, ha compreso la gravità della situazione a suon di sofferenze e c’è chi, come alcuni soggetti finanziari, ha continuato ad agire secondo logiche speculative. E sotto questo punto, c’è stato un barlume di speranza. Si è capito che non erano tanti gli strumenti derivati a essere negativi, quanto il loro utilizzo. 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here