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Nel bene o nel male quella di Zapatero è una lezione politica

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La legge sul matrimonio per le coppie omosessuali (e sulla loro possibilità di adozione) è stata forse l’iniziativa che ha avuto più fortuna nel porre al centro dell’attenzione mediatica internazionale la Spagna. Ma non soltanto in questo consiste l’essenza dello zapaterismo, un corso politico che ha lasciato pochi indifferenti e che è diventato in qualche modo un modello, positivo o negativo a seconda delle inclinazioni personali. Il primo ministro socialista spagnolo nella sua prima legislatura (2004-2008) ha stravolto l’immagine della Spagna, ma soprattutto ha posto il suo paese sotto i riflettori. E allora è utile capire un po’ meglio il quadro d’insieme grazie a un volume edito dal Mulino, intitolato appunto “La Spagna di Zapatero”, un lavoro a più mani coordinato da Anna Bosco e Ignacio Sánchez-Cuenca. Tra l’altro, la Bosco, docente all’Università di Trieste, ha scritto qualche anno fa, sempre per i tipi dell’editore bolognese, “Da Franco a Zapatero. La Spagna dalla periferia al cuore dell’Europa”, una sorta di prequel del volume appena uscito.

Il libro, fitto di analisi e anche di numeri, ha in sostanza un’impostazione non ostile al primo ministro spagnolo e sfaccetta la realtà recente dello stato iberico per spiegare il doppio successo elettorale del Psoe. Proponendosi come uno strumento utile sia per i simpatizzanti del laicismo e del socialismo “ciudadano” zapaterista, sia per chi lo vuole combattere e quindi deve capire i motivi della ripetuta vittoria nelle urne di questa visione della società.

La tesi di fondo, suffragata da un’attenta analisi della storia elettorale degli ultimi decenni, è che l’elettorato spagnolo sia tradizionalmente sbilanciato a sinistra e che le maggiori possibilità di vittoria del centrodestra popolare risiedano in un’ampia astensione dei potenziali votanti del Psoe. Ma Zapatero, grazie a un’efficace misticanza di ottimismo, capacità di porsi come novatore e frenesia legislativa, è riuscito sia nel 2004 sia nel 2008 a portare alle urne larga parte dell’elettorato di sinistra. E l’opposizione del Partito popolare che ha scelto la “crispación” (cioè, tradotto all’ingrosso, il muro contro muro) ha assunto per contraccolpo un’appassita immagine di ostruzionismo e di resistenza al nuovo. In una parola: conservatorismo.

I capitoli affidati ai diversi autori, italiani o spagnoli, analizzano i temi che hanno innervato il dibattito politico a Madrid negli ultimi anni. Dal terrorismo di Eta alle politiche sociali, dal ridisegno delle autonomie regionali allo scontro sulla memoria storica (leggi: franchismo), dalle politiche sociali alle leggi che hanno l’ambizione di estendere i diritti. E specie riguardo a queste ultime, che hanno polarizzato l’opinione pubblica (al di qua e al di là dei Pirenei e anche nel nostro paese) e che hanno portato a un costante panorama di nervi tesi tra l’esecutivo spagnolo e il mondo cattolico, dal saggio a cura di Bosco e Sánchez-Cuenca emerge la conferma di un carattere peculiare del socialismo zapateriano. E cioè una sorta di tic educativo nei confronti della società, “la filosofia del ruolo dello stato come garante dei diritti dei cittadini”. La visione del governo socialista spagnolo prevede “l’intervento attivo dello stato nelle decisioni e nei comportamenti dei cittadini” dovuto a una “sfiducia nella capacità della società di risolvere autonomamente” alcuni problemi, come la sottorappresentazione delle donne nei luoghi del potere politico ed economico.

Molte pagine del libro si concentrano sull’analisi delle iniziative politiche di Zapatero, ma oltre a tratteggiare il perché dei successi elettorali socialisti, spiegano anche i motivi della debolezza nelle urne dell’alternativa di centrodestra. Disegnando una mappa utile anche per chi dovrà ricostruire un profilo più vincente al Partito popolare che la crisi economica potrebbe ricollocare celermente nei cuori degli elettori. (G. D. F.)

A cura di Anna Bosco e Ignacio Sánchez-Cuenca, La Spagna di Zapatero, il Mulino, pp. 238, 18 euro.


 

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3 COMMENTS

  1. Col riconoscimento del
    Col riconoscimento del matrimonio gay e, soprattutto, col diritto all’adozione per le coppie gay, Zapatero ha imposto a tutti per legge una concezione etica particolare. Non è un vulnus per la ‘democrazia liberale’ che vuole distinta la morale dalla politica? O l’etica che non deve diventare politica e diritto è solo quella cattolica, in quanto ‘reazionaria’?

  2. Spagna e Zapatero
    Non sprecherei energie su Zapatero, basta vedere in che condizioni e’ ridotta la Spagna! I fatti parlano da soli.

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