Nel Pdl serve un chiarimento politico. Meglio contare le teste che tagliarle!

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Nel Pdl serve un chiarimento politico. Meglio contare le teste che tagliarle!

03 Dicembre 2009

A leggerlo a mente fredda il fuorionda galeotto del Presidente Fini non contiene in quanto tale sconvolgenti novità. A ben vedere nella conversazione con il giudice Trifuoggi (guarda caso colui che nel 1984 oscurò per decreto pretorile le tre reti Fininvest) Fini esplicita considerazioni che erano state già fatte trapelare dal Presidente della Camera. Del resto (a parte lo sgradevole riferimento alla ghigliottina) il Presidente Fini può sempre rivendicare un’interpretazione delle sue parole ispirata a lealtà verso il Presidente del Consiglio ed a rispetto della sua funzione istituzionale.

Nonostante ciò, l’episodio di due giorni fa contiene dirompenti elementi di novità nel dibattito politico e sarebbe sbagliato sorvolare con senso di superiorità o peggio buttare la polvere sotto il tappeto. Fino a ieri i mal di pancia finiani non erano altro che interpretazioni, più o meno attendibili, di sue frasi ambigue o di suoi comportamenti tentennanti,  erano ricostruzioni dietrologiche sempre puntualmente corrette dal puntuale intervento dei pompieri (alla Letta). Da ieri il conflitto fra Fini e Berlusconi è diventato oggettivo, si è ipostatizzato e non è più possibile far finta di niente. Se Berlusconi anche questa volta abbozza (seppure mugugnando), da domani chiunque (e Fini per primo) si sentirà legittimato a dire qualunque cosa senza porsi al contempo il dubbio se la sua posizione sia ancora compatibile con l’appartenenza ad un partito politico e ad una maggioranza parlamentare.

Il rischio è che lo stesso PdL e, di conseguenza, tutto il dibattito politico precipiti irrimediabilmente in uno stato di profonda confusione. Uno stato nel quale non sono chiare le posizioni dei diversi soggetti in campo e non sono quindi prevedibili i comportamenti di ciascuno nel momento in cui si devono assumere decisioni. E si tratta di un rischio mortale per il PdL. Il PdL è creatura ancora molto giovane ed ancora completamente legata alla sua leadership per potersi permettere una stagione di guerre sotterranee fra correnti, di faide fra gruppi di potere, sul modello della Balena Bianca della prima Repubblica. Se invece ci si dovesse mettere su una strada del genere lo scenario più probabile è la dissoluzione del PdL ed il definitivo tramonto del (per quanto imperfetto) assai prezioso bipolarismo all’italiana.

Per evitare un rischio del genere, è indispensabile costruire un’occasione per un chiarimento definitivo dell’orientamento della maggioranza parlamentare (e del PdL in particolare) sui temi che sono alla base (o che comunque ne sono il pretesto) dei problemi e dei dissensi ai quali assistiamo. Il Paese ha diritto a verificare dopo un dibattito chiaro e trasparente quali siano le posizioni dei diversi soggetti politici sui temi della riforma della giustizia, del rapporto fra politica e magistratura e dell’attacco giudiziario al Presidente del Consiglio, del processo breve e del lodo Alfano.

La scorsa settimana l’Ufficio di Presidenza del PdL ha unanimemente assunto una posizione chiara sul punto. Una posizione che disegna i confini del Partito e la differenza fra chi sta dentro e chi sta fuori. Ma evidentemente non è bastato.

Al punto in cui siamo giunti è necessario occorre affidarsi alla regola fondamentale della democrazia: la conta. Occorre che sia coinvolto il Parlamento, luogo della sovranità popolare, che deve essere chiamato ad esprimere l’orientamento maggioritario su temi che lasciati a se stessi rischiano intossicare il dibattito politico ed il Paese. Ed allora è necessario che le Camere siano chiamate a votare su un documento di indirizzo che chiarisca con precisione quali siano gli orientamenti dei rappresentanti del popolo su tali delicate questioni. E se su tale voto si verificherà che la maggioranza parlamentare non è più tale, che i dubbi di Gianfranco Fini sulla deriva assolutista che sta prendendo il Governo Berlusconi sono condivisi dalla maggioranza dei rappresentanti del popolo, allora è giusto saperlo prenderne atto e semmai rivolgersi nuovamente al corpo elettorale, fonte suprema della legittimità democratica.

Non sappiamo se questo percorso sarebbe in grado di aiutare Berlusconi e dissolvere i problemi che pare avere la sua maggioranza. Ma se anche non sarà in grado di farlo, sicuramente sarà utile per evitare che a qualcuno, anziché contare le teste,  possa venire la tentazione … di cominciare a tagliarle.