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Non è sempre colpa di Walter

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Di Veltroni nella Capitale dicono di tutto: che ha alimentato il mito di se stesso attraverso il controllo di una stampa a dir poco acquiescente, che ha speso gli anni della sua amministrazione a rifarsi il maquillage dopo aver preso legnate a ripetizione in campo nazionale e aver portato i Ds al minimo storico, che ha subornato i romani occultando dietro la cortina fumogena del panem et circenses i drammi di una città sempre meno europea e sempre più invivibile.

Così - dicono i suoi detrattori - il sindaco ha costruito una realtà virtuale che funge da micidiale arma propagandistica; operando una sistematica censura nei confronti del dissenso laddove l’interlocutore non è disposto a compromessi, e producendosi in stucchevoli minuetti bipartisan nel caso opposto.

Tutto questo sarà anche vero, e se in una città soffocata dal traffico, dalla microcriminalità e dai disservizi la sinistra continua a volare oltre il sessanta per cento, un motivo dovrà pure esserci. Ma forse la capacità di persuasione del super-sindaco, certamente notevole, è stata sopravvalutata. Va detto, infatti, che non sempre i suoi oppositori si adoperano per rendergli la vita difficile. E così talvolta a Veltroni è concesso di fare gol a porta vuota.

Prendete ieri: mentre il primo cittadino e il suo ex sfidante Gianni Alemanno conversavano amabilmente di welfare e solidarietà, all’ora di pranzo le agenzie di stampa annunciavano il tour autunnale dell’aspirante leader del Pd a caccia di consensi: prima a Padova, poi a Milano, quindi a Palermo passando per chissà dove. Un progetto ammirevole, non c’è che dire, ma piuttosto impegnativo e lontano dai doveri dell’amministrazione.

 Eppure, per tutta la giornata, l’unico a far notare che Veltroni a questo punto dovrebbe dimettersi dalla carica di sindaco della Capitale è stato Roberto Calderoli.

E tutti gli altri?

 (c.p.)


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1 COMMENT

  1. Veltroni e il “conflitto di disinteresse”
    Con un pizzico di ironia, si può dire che tra breve a Veltroni potrà essere imputato un “conflitto di disinteresse”. Il campione dei Superwalter trascorrerà il suo tempo facendo beatamente il giro d’Italia (anche per ribadire implicitamente a Prodi che la maglia rosa ha ormai cambiato padrone) e propaganderà se stesso, la sua leadership del Partito democratico in attesa della ratifica plebiscitaria di ottobre, la sua candidatura a premier. E nel frattempo dedicherà sempre meno tempo ed energie (il che potrebbe non essere un male) all’amministrazione della città di cui è sindaco. Scagli la prima pietra chi pensa che una situazione del genere non sarebbe definita “vergognosa e scandalosa” se avesse come protagonista un politico dello schieramento di centrodestra.
    In più Veltroni dovrà progressivamente “disinteressarsi” dell’attuale governo, che a parole sarà costretto ad appoggiare. Continuerà a fingere di dare il suo sostegno a Prodi, ma dovrà prendere sempre più le distanze per evitare un flop di dimensioni colossali. E, di fatto, si disinteresserà anche del Pd: non essendo in grado di fornire tracce di programmi e cenni di progetti politici, Veltroni si limiterà a curare la propria immagine. Sempre più ecumenica, sempre più buonista, sempre più vuota, sempre più falsa.
    Ma concordo pienamente con quanto è stato scritto nella nota: il centrodestra deve svegliarsi e muoversi tempestivamente per far notare tutte queste contraddizioni, incongruenze, inefficienze. Altrimenti resterà sempre e solo Berlusconi a chiamare “stronzate” certe cose che potrebbero essere definite più elegantemente castronerie, corbellerie, errori, panzane. Ma che, in fondo, sono e restano solo “stronzate”.
    Cordiali saluti
    – Enzo Sara –

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