Una sentenza ch può fare scuola

Norvegia, sentenza europea contro il “metodo Bibbiano”. Ecco lo scandalo choc

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La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato la Norvegia per violazione dei diritti umani.

Nello specifico, il paese scandinavo è stato condannato per violazione del diritto alla vita privata e familiare sancito dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo ai danni di Trude Lobben, una donna norvegese, a cui è stato sottratto il figlio per un’adozione forzata.

Come riporta il quotidiano norvegese Dagbladet la vicenda risale al 2012, quando i servizi sociali per l’infanzia convinsero il sistema giudiziario norvegese che il figlio di tre anni della donna dovesse essere prelevato dal suo nucleo familiare e collocato presso una famiglia adottiva. Tutto questo senza il consenso della madre.

La donna iniziò una lunga e infruttuosa battaglia contro il sistema giuridico norvegese, culminato con la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che invece le ha dato ragione.

All’epoca dei fatti Trude Lobben aveva da poco dato alla luce un altro figlio, cui però le era permesso di prendersi cura. Lo Stato dunque la riteneva idonea a crescere il secondo figlio (e poi anche il terzo nato successivamente), ma non anche il primo, che vide per l’ultima volta sette anni fa.

L’avvocato della donna, Gregory Tuan Dit Dieudonne, davanti ai diciassette giudici della Grande Camera ha tracciato un quadro molto negativo sul sistema norvegese dei servizi sociali e assistenza dei minori, in quanto le motivazioni su cui si basano i provvedimenti di allontanamento dei bambini dalle famiglie d’origine sono spesso vaghe e si fondano di frequente su eventuali rischi di problemi futuri.

L’Istituto norvegese per i diritti umani (Norges institusjon for menneskerettigheter – NIM), osserva che negli ultimi anni sono stati tantissimi i casi norvegesi di assistenza all’infanzia portati davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.“Trattasi di un numero storicamente elevato e sorprendente di casi. Alla fine del 2018, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso in totale ben 47 sentenze contro la Norvegia e mai prima d’ora erano stati trattati casi giudiziari così numerosi contro la Norvegia sullo stesso tema”.

I dati dei comitati di contea dimostrano che le adozioni forzate nello Stato nordico sono diventate sempre più frequenti: tra il 2011 e il 2016 sono state emanate in totale 289 decisioni di adozioni forzate: 25 nel 2011, aumentate a 60 nel 2016.

Il Prof. Karl Harald Søvig, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bergen ed esperto dei cosiddetti “casi di articolo 8 ” sul diritto alla vita privata e familiare, aveva dichiarato in una precedente intervista al quotidiano Dagbladet: “se la Norvegia dovesse essere condannata per violazione dei diritti umani per il caso di Trude Lobben, l’impatto di tale sentenza sarebbe così grande che lo Stato dovrà necessariamente rivedere la legislazione sulle adozioni e l’attuale sistema delle adozioni forzate”. Speriamo che questo avvenga realmente, non solo in Norvegia ma anche in Svezia e in tutti quegli stati dove si sono verificati casi del genere. Insomma di un “metodo Bibbiano”, se così lo vogliamo chiamare, preferiremmo non sentir parlare.

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