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Nuova influenza. Allarme Ecdc: “In Europa l’ondata di casi in autunno”

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Un'ondata di influenza A/H1N1 arriverà "inevitabilmente" in Europa all'inizio dell'autunno, "in anticipo rispetto all'influenza stagionale". A lanciare l'allarme è il rapporto sulla valutazione del rischio pubblicato oggi dai Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc) di Stoccolma.

Sulla base delle medie registrate finora, questa grande ondata pandemica del 2009-2010 potrà colpire dal 20% al 30% della popolazione (contro il 5%-10% dell'influenza stagionale). "Impossibile prevedere esattamente la data precisa dell'arrivo della prima ondata nei Paesi europei", si legge nel rapporto, e le stime si basano sull' esperienza della Gran Bretagna, finora unico Paese europeo ad essere stato colpito in modo rilevante.

Finora nella maggior parte dei casi l'influenza A si è manifestata con sintomi deboli, ma il grande numero dei casi che presumibilmente si verificheranno tutti insieme rischierà di mettere a dura prova ospedali e servizi sanitari, secondo il rapporto. Lo ha dimostrato, si legge ancora nel rapporto, quanto è finora accaduto nei Paesi non europei che hanno già sperimentato una prima ondata.

Per gli esperti europei bisogna infatti considerare che ai ricoveri per i casi più gravi dell' influenza A si sommeranno quelli dovuti alle altre infezioni respiratorie. Parallelamente al virus A/H1N1, inoltre, circolerà il virus B dell'influenza stagionale.

Sempre secondo l'Ecdc, i casi della nuova influenza negli anziani di oltre 65 anni sono particolarmente sottostimati. Dal rapporto emergerebbe infatti che molti anziani, "ma non tutti", sembrano avere una forma di immunità verso il virus pandemico. "C'è una marcata sottorappresentazione dei casi nelle persone oltre 65 anni, che ad oggi rappresentano solo il 2% dei casi riferiti". La maggior parte dei casi finora registrati in Europa, si rileva nel rapporto, riguarda persone giovani: l'età media di coloro che hanno preso il virus durante viaggi all'estero è di circa 25 anni, mentre è di 13 anni l'età media dei cosiddetti "casi secondari", contagiati dal virus all'interno del loro Paese. Complessivamente si calcola che circa l'80% dei casi si sono verificati in persone con un'età inferiore a 30 anni.

Per quanto riguarda i vaccini, un appello giunge dal presidente di Farmindustria Sergio Dompè durante il suo intervento al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini. "Al vaccino ci stiamo lavorando - ha detto Dompè - ma bisogna fare attenzione a non cedere troppo sulle pressioni perché i tempi delle sperimentazioni non vanno compressi e consumano tempo. Io mi schiero dalla parte di chi chiede prudenza. Il vaccino deve essere approvato a livello europeo, poi noi cercheremo di averlo il prima possibile per i cittadini italiani".

"Per la sperimentazione del vaccino - ha proseguito il presidente di Farmindustria - ci sono dei tempi che non possono e non devono essere compressi perché l'assunzione di qualsiasi farmaco o vaccino comporta una dose di rischio che deve essere ridotta al minimo fisiologico, potenzialmente a zero, attraverso serie verifiche di tutto quello che è il dossier legislativo".

 

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