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Nuovi rincari per i carburanti Scoperto maxi giacimento di petrolio in Brasile

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Nelle ore in cui il greggio si avvicina ai 100 dollari il Brasile rafforza le sue ambizioni di potenza petrolifera internazionale grazie alla scoperta di un enorme giacimento che potrebbe cambiare il futuro energetico del paese.

Intanto, si è registrata una nuova giornata di record per i prezzi dei carburanti che, spinti dalle fiammate del greggio, registrano anche oggi un'ondata di rincari. Con il gasolio che mette a segno il nuovo massimo storico sfiorando, in alcuni marchi, quota 1,28 euro al litro.

Tornando al Brasile, il greggio è stato rilevato nella zona di Tupi, nelle acque di fronte a Santos, sulla costa sudorientale.

Le riserve confermate oscillerebbero fra i 5 e gli 8 miliardi di barili di idrocarburi, ma si tratta ancora dei primi dati rivelati dal gigante sudamericano.

Le dimensioni del giacimento - a 7.000 metri di profondità - sono notevoli: gran parte del bacino si concentra nell'area marittima di fronte a Rio de Janeiro, ma raggiunge a nord la zona di Spirtio Santo e nel sud Santa Catarina.

Il petrolio è ricoperto da uno spesso strato di sale: per questo durante la fase esplorativa sono state realizzate perforazioni a grande profondità (fra 5.000 e 7.000 metri).

Il risultato è il prodotto di diversi anni di lavoro e di un forte investimento: per il primo pozzo sono stati spesi 240 milioni di dollari, per un totale finora di circa un miliardo di dollari. Ma l'impegno potrebbe essere ben ripagato.

Secondo il presidente della compagnia statale petrolifera Petrobras, Sergio Gabrielli, il giacimento potrebbe nascondere riserve superiori al previsto, il che proietterebbe il Brasile in una posizione chiave, in quanto a potenziale estrattivo, «fra la Nigeria e il Venezuela».

Calcoli pubblicati dal quotidiano argentino "Clarín" ricordano che le riserve della Nigeria oscillano intorno ai 36 miliardi di barili, mentre quelle del Venezuela sono stimate intorno agli 80 miliardi. Il nuovo giacimento potrebbe aumentare del 50% le attuali riserve brasiliane di Petrobras, modificando il peso del Brasile a livello globale.

In quel caso «non saremmo più un paese medio per quanto riguarda il petrolio», ma «ci trasformeremmo in un paese esportatore e passeremmo al livello dei paesi arabi e del Venezuela» ha dichiarato Dilma Rousseff, ministro della Casa Civile (una sorta di portavoce del governo di Luiz Inacio Lula da Silva).

Il giacimento è controllato al 65% dalla statale Petrobras, mentre la britannica BG Group ne ha un 25% e la portoghese Galp il restante 10%. Al di là del futuro dell'industria petrolifera, al Brasile interessa anche il gas. In particolare, il gas della Bolivia: Petrobras è uno dei principali investitori stranieri nel vicino paese andino. Dopo 18 mesi di tensioni e difficoltà - successivi al decreto di nazionalizzazione degli idrocarburi voluto dal presidente Evo Morales - Petrobras ha deciso di ritornare a investire in Bolivia. Il Brasile consuma quotidianamente fra i 42 e i 46 milioni di metri cubici di gas. La maggior parte di questa quantità viene importata dalla Bolivia.

Per Lula, la relazione con Morales ha una grande importanza. In occasione del Vertice Iberoamericano, in corso a Santiago del Cile, i due leader sudamericani avranno una riunione bilaterale in vista della visita che Lula effettuerà in Bolivia il prossimo 12 dicembre.

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