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Obama: “Sono il candidato democratico alla presidenza”

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"Questa notte mi rivolgo a voi come candidato del partito democratico alla presidenza degli Stati Uniti". Con queste parole Barack Obama si è dichiarato vincitore nella gara alla nomination democratica, conclusasi questa notte con le primarie in Montana e Sud Dakota. "Questa notte si chiude un viaggio storico e ne inizia uno nuovo che ci porterà un'America migliore": non usa mezze parole il giovane senatore di Chicago Barack Obama parlando ai ventimila democratici dell'arena di St. Paul, in Minnesota, per la prima volta con la certezza della vittoria.

Ma l'ex first lady di New York Hillary Clinton non si arrende, neppure all'aritmetica. Nella notte dell'investitura del suo avversario Barack Obama come candidato democratico alle prossime presidenziali, Clinton ha detto di non volere "prendere alcuna decisione, non questa notte". La platea del Baruch College di New York, dove ha tenuto il discorso conclusivo della stagione delle primarie, ha intonato il coro 'Denver, Denver, Denver'. E' la sede della convention democratica di fine agosto dove l'ex first lady potrebbe battersi per togliere a Obama la nomination.

Nel giorno delle ultime elezioni della stagione delle primarie, in Montana (vittoria di Obama) e Sud Dakota (vittoria di Clinton), Barack Obama ha di fatto conquistato il numero sufficiente di delegati per aggiudicarsi la nomination democratica e l'ex first lady democratica Hillary Clinton, ancora una volta, punta tutta la sua posta sul rosso: 'Sono pronta - dice - a fare la vice di Barack Obama'. Rifiuta di ammettere ufficialmente di avere perso le primarie, Clinton, persino nel giorno in cui il suo avversario, il giovane senatore afroamericano di Chicago, le ha matematicamente vinte.

La voce che Hillary Clinton stava pensando al 'dream team' gira da settimane e lunedì, secondo l'emittente americana Cnn, lo aveva ammesso apertamente parlando a colleghi di partito. Ieri, in una conference call con esponenti democratici di New York, lo ha ripetuto a chiare lettere. "Sono pronta". Pronta ad aiutare Obama con gli elettori che hanno dimostrato, primaria dopo primaria, di non volerlo votare: le tute blu, i democratici della regione degli Appalachi, i poveri, le donne bianche, gli ispanici. Se la soluzione per salvare Obama dalla sconfitta certa è quella di fare da navigatore, anziché da pilota, Clinton ci sta. Per il bene del partito.

La palla ora è nel campo di Obama, che secondo gli addetti ai lavori, tutto vorrebbe nella sua squadra tranne l'ingombrante presenza di Clinton e del suo illustre marito Bill. Non un 'dream team', sarebbe, ma un incubo. Eppure Obama potrebbe essere costretto a prendere in considerazione l'alleanza con l'avversaria per non alienare una fetta cruciale dell'elettorato democratico.

 

 

 

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