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Obama trionfa in Iowa e Hillary trema

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Se un afroamericano vince in uno degli Stati più “bianchi” degli USA, allora è accaduto davvero qualcosa di grosso. Troppo conservatore, troppo rurale: così, gli “esperti” giudicavano l’Iowa per Barack Obama. Il successo del senatore dell’Illinois, nei caucuses democratici, risulta perciò ancora più clamoroso. Anche perché la sua non è stata una vittoria risicata. Obama ha vinto bene, conquistando il 37,5 per cento dei consensi, mentre John Edwards si è fermato al 30 e Hillary Clinton addirittura al 29 per cento, scivolando ingloriosamente al terzo posto. In Italia, sono da poco passate le 5 del mattino, accompagnato dalla canzone degli U2 “City of blinding lights”, Barack Obama si affaccia nel suo quartier generale a Des Moines, capitale dell’Iowa. La folla è in visibilio, in centinaia alzano i cartelloni “Stand for change”, “E’ tempo di cambiare”. Questo il segnale forte lanciato dagli elettori in Iowa, che hanno premiato il senatore dell’Illinois, come d’altronde per le stesse ragioni l’ex governatore Huckabee nel campo repubblicano. “Avevano detto che questo giorno non sarebbe mai arrivato e che questo Paese era troppo diviso e troppo disilluso. Ma voi avete realizzato ciò che affermavano non fosse possibile”. Sono le prime parole pronunciate da Barack Obama, decisamente il miglior oratore politico americano su piazza. Obama riprende i temi del suo storico discorso alla Convention Democratica che, quattro anni fa, lo ha lanciato a livello nazionale: “Siamo una sola nazione ed è arrivato il tempo di cambiare le cose. Basta con la politica delle divisioni che ha dominato a Washington. Abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura”. “L’11 settembre”, rassicura Obama, “non deve essere un giorno che genera terrore ma che unisce l’America e tutto il mondo contro la piaga del 21.mo secolo”. Quindi, batte sul tasto della speranza, vero leit motiv della sua campagna elettorale. “E’ la speranza che mi ha portato qui oggi. Con noi, persone ordinarie possono fare cose straordinarie”. Il tono “inspirational” di Obama, come ripetono in continuazione i commentatori delle tv americane, ha colto nel segno. Obama può dunque godersi il “momentum”, capitalizzare questo successo in Iowa, e sperare di vincere, nel più classico degli effetti domino, anche l’8 gennaio in New Hampshire. Stato che Hillary Clinton ora non può permettersi di perdere. Il suo discorso a Des Moines, quando i dati sono divenuti inequivocabili, ha riassunto i limiti della senatrice di New York. Hillary si è congratulata con Obama ed ha sottolineato che la corsa è solo all’inizio. Un discorso accademico, senza emozioni. Davvero abissale la distanza dallo speech appassionato di Obama. Dietro di lei, mentre parlava ad un uditorio amareggiato e sorpreso per il magro risultato, il marito Bill, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, e il generale Wesley Clark. Come dire, tutto il meglio dell’amministrazione Clinton degli anni ’90. Anche quest’immagine avvalora l’impressione, sempre più diffusa nell’elettorato USA, che Obama per vincere guardi al futuro, Hillary al passato. Intanto, due senatori democratici, Biden e Dodd, hanno rinunciato a correre per la Casa Bianca dopo il pessimo risultato conseguito in Iowa. E’ vero, si affrettano a ricordare gli analisti della CNN, la corsa è appena iniziata, ma questo primo round Obama-Clinton evidenzia che non basta avere una macchina elettorale perfetta, le conoscenze giuste e una cassaforte piena di soldi. Qualcosa di simile è successo nel campo repubblicano dove l’ex pastore battista, Mike Huckabee, letteralmente uno sconosciuto anche negli States fino a un paio di mesi fa, ha prevalso in Iowa con il 34 per cento dei voti. Il paladino “povero” della destra religiosa ha sconfitto il telegenico e milionario ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, fermo al 25 per cento. A seguire, l’attore Thompson e il veterano McCain attorno al 13. Rudy Giuliani, che in Iowa ha seminato poco, ha raccolto ancora meno: per lui solo il 4 per cento dei voti. Come Obama, anche Huckabee (che alle sue spalle mentre parlava non aveva esponenti politici di spicco, ma l’attore Chuck Norris) ha parlato in modo appassionato. “Questa vittoria”, ha detto, “dimostra che le persone sono più importanti dei soldi. Stanotte, abbiamo provato che le elezioni non sono una questione di soldi ma di speranze”. Huckabee ha poi ribadito la necessità per l’America di un nuovo modo di governare, cercando così di intercettare il voto di quei repubblicani delusi dall’operato dell’amministrazione Bush. E’ un bel momento per Huckabee. L’ex governatore dell’Arkansas, rammentano tuttavia gli inviati a Des Moines, ha pochi soldi in cassa per arrivare fino in fondo alla lunga e costosissima campagna presidenziale. Pronta risposta di Huckabee: il sogno si è già realizzato in Iowa. Perché non sperare in un bis nel New Hampshire?

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