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Oggi Berlusconi dal papa

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Famiglia, temi etici, scuole cattoliche e, soprattutto, immigrazione e politiche dell'accoglienza. Silvio Berlusconi si accinge a varcare i portoni del Palazzo Apostolico per incontrare Papa Ratzinger e lo fa con la consapevolezza che l'agenda non è delle più semplici. Ma anche con quella certezza che si tratta di una nuova occasione per dimostrare quel cambio di passo che sta caratterizzando il suo nuovo mandato rispetto ai precedenti.

Con un 'canovaccio' di questa portata il premier ha però giocato d'anticipo e ieri, in diverse interviste, si è già 'apparecchiato' in Vaticano un posto al tavolo che conta. Quello che, nonostante il matrimonio celebrato dal cardinale Ruini, non ha mai visto il suo predecessore, Romano Prodi, nel novero degli ospiti graditi (anche se per esclusive questioni legate alla maggioranza che lo appoggiava).

Libera Chiesa in libero Stato" è, in massima sintesi, lo slogan che il Cavaliere rilancia e confermerà oggi. Facendo salva la laicità dello Stato, Berlusconi 'concede' infatti diritto di parola, di opinione e possibilità di 'moral suasion' a quella Chiesa che i Dico prima, e temi legati alla maternità poi, con il governo precedente, hanno fatto segnare momenti di tensione tra le due sponde del Tevere.

E sì che le premesse non erano delle migliori. Una mina che, innescata dalle dichiarazioni di Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti - che ha respinto nettamente l'ipotesi di reato di clandestinità - e dai vescovi della Cei - che hanno espresso perplessità sui Cpt come 'ghetti disumani' - è stata dapprima resa innocua dal premier con una sua presa di posizione 'dialogante' grazie alla derubricazione del reato ad aggravante e infine 'messa in sicurezza' con una lunga intervista a Radio Vaticana.

La Chiesa e le sue organizzazioni - ha infatti scandito il premier - hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni" su questioni che riguardano la vita della comunità. Valutazioni sulle quali, ha poi aggiunto, "lo Stato laico esprimerà un suo giudizio traducendole in azione politica".

Tra Stato e Chiesa, dunque, finisce l'era della contrapposizione. Si chiude l'epoca della difesa ad oltranza della laicità dello Stato, che, è il ragionamento che viene fatto in queste ore a Palazzo Chigi "se non viene messa assolutamente in discussione, non per questo deve impedire il dialogo e il confronto".

Con la Chiesa - ha del resto spiegato Berlusconi - è possibile ogni dialogo su ogni argomento" dato che "la nostra Costituzione su questo punto è molto chiara". "Quindi - ha proseguito - non ci possono essere preclusioni alla manifestazione di opinioni e principi da parte di alcuno".

Chiesa come stimolo ed occasione di arricchimento, inoltre. "Io sono convinto - ha detto a questo proposito il capo del Governo - che per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli, la Chiesa rappresenti una ricchezza per lo Stato".

E dunque: se "lo Stato vuole restate laico" è anche doveroso, è il ragionamento di Berlusconi, che "debba fuggire dal pericolo ideologico di diventare settario o addirittura totalitario. Perciò - ha proseguito - il dialogo che precede il rapporto tra Stato e Chiesa è un dialogo assolutamente positivo che risiede nella natura stessa della società e dimostra la libertà e la pluralità della società". Ed è per questo, infine, che Berlusconi ritiene "una perdita significativa di libertà per lo Stato escludere e soffocare manifestazioni e convinzioni della Chiesa.

 

 

 

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