Oggi nessuno lo ammette, ma l’Unità di Veltroni fu un vero flop

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Oggi nessuno lo ammette, ma l’Unità di Veltroni fu un vero flop

Oggi nessuno lo ammette, ma l’Unità di Veltroni fu un vero flop

11 Dicembre 2007

E dunque è fatta:
l’Unità è degli Angelucci e probabilmente la direzione prossima ventura sarà di
Antonio Polito, che a inizio carriera  fu
il capo della redazione napoletana dell’allora organo del Pci. Nel darne la
notizia nessuno si è trattenuto dal ricordare che Walter Veltroni fu direttore
dell’Unità e che ne rilanciò le magnifiche sorti e progressive. La prima
affermazione è esatta, la seconda no. Questa storia la sanno in tanti, ma quasi
nessuno la racconta. In Italia è infatti molto praticato lo sport di salire sul
carro del vincitore.

Quando il golden boy di Botteghe Oscure approdò a via dei Taurini,
aveva 37 anni, giovane dunque ma vistosamente ingrassato a causa della passione
per la Nutella. Appena mise piede in quello che già era diventato il giornale
del Pds, esordì con una battuta morettiana: “Vi prego, non facciamoci del
male”. E infatti lui si fece del bene. Il male toccò al quotidiano fondato da
Antonio Gramsci. Quando la ereditò, l’Unità vendeva circa 130mila copie. Con
buona pace dei laudatores veltroniani, 
nei primi due anni, il 1992 e il 1993, della sua direzione si verificò
un calo netto che le portò a quota 110mila. Niente male per l’enfant prodige. A
quel punto, visto che il giornale in quanto tale era un flop, partì la politica
dei gadget. Nel 1994 impazzarono le figurine Panini e tutti a raccontare che
erano un trionfo. Nonostante i cori di giubilo le vendite risalirono in media
di 6-7 mila copie, restando molto lontane dal periodo pre veltroniano. Si passò
allora all’operazione cassette cinematografiche. Alle prime uscite le vendite,
nel giorno dell’abbinamento e cioè il sabato, arrivarono a sfiorare quota
quattrocentomila.

Tutto bene dunque? Il successo dette alla testa e fu cattivo
consigliere. Si celebravano ovunque i fasti veltroniani e, anziché  la prudenza, prevalse  la sicumera di chi ritiene di aver imboccato
per sempre la strada giusta, di essersi trasformato in una sorta di re Mida
della stampa. Dio acceca chi vuol perdere. E fu così che all’Unità iniziò il
periodo delle spese folli: lievitarono gli organici, vennero concessi cospicui
aumenti di stipendio, furono messi sul mercato i cosiddetti “fascicoli locali”.
Intanto dopo alcuni  mesi in cui le
cassette tirarono, il mercato cominciò a saturarsi. Le vendite calarono prima
lentamente e poi vistosamente. Col diminuire delle copie in edicola, il gadget
non era più economico e quindi produceva debiti. Alla fine gli introiti
continuavano a scendere, mentre erano cresciute vistosamente le spese, a
partire da quelle per le retribuzioni e per la carta.

Walter Veltroni, a cui non fa difetto la fortuna, riuscì ad
andarsene quando questo processo si era già manifestato: l’Ulivo vinse le
elezioni e il golden boy finì sulla poltrona di vice-presidente del consiglio.
Garantito dal fattore C, mollò l’Unità in mezzo ai guai. Le cose precipitarono
e, due anni dopo che se ne era andato, iniziò l’avvitamento finale che  portò alla chiusura del quotidiano..

Nel periodo in cui vennero mandati a casa ben 130
giornalisti, Walter era il segretario di Botteghe Oscure, esperienza che
terminò con le elezioni del 2001. Fu allora che il partito – non ci chiedete
come si chiamasse in quel momento che il tourbillon di nomi organizzato dagli
eredi del Pci rende quasi impossibile stabilire quale sigla usassero senza
ricorrere ad un’attenta ricerca bibliografica – toccò il suo minimo storico.
L’Unità in compenso era già riapparsa in edicola con alla guida Furio Colombo,
uomo di fiducia di Walterino. Addio glorie passate: vendeva 60mila copie e oggi
è arrivata sotto le 50mila.

Questa è la breve storia dei grandi e duraturi successi che
Veltroni conseguì all’Unità. Una vicenda che – per usare un linguaggio un po’
vetero – è costata il posto di lavoro a più di cento professionisti. Ogni tanto
s’incontrano e quando il genio veltroniano salì al Campidoglio qualcuno
commentò: “Roma reggerà, non si farà distruggere. Ha superato il sacco dei
Saraceni e quello dei Lanzichenecchi. Ce la farà anche questa volta”.