Omicidio di Via Padova. Per il Gup delitto tra bande armate per predominio

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Omicidio di Via Padova. Per il Gup delitto tra bande armate per predominio

30 Gennaio 2011

«Il senso di questo girare armati, ovvero preparati allo scontro, anche duro non è comprensibile se non nell’ottica di una pregiudiziale contrapposizione tra cittadini extracomunitari di diverse nazionalità (…) interessati a marcare il territorio anche con ricorso a metodi violenti e così, ad affermare la propria identità in contrappunto agli altri gruppi giovanili di differente etnia e origine geografica». Questo uno dei passaggi principali, che ben descrive la contrapposizione tra bande di etnie diverse a Milano, contenuta nelle 78 pagine di motivazioni, depositate nei giorni scorsi, della sentenza emessa il 4 novembre scorso dal gup del Tribunale di Milano, Cristina Di Censo, sull’omicidio di un egiziano che innescò il 13 febbraio del 2010 la rivolta di Via Padova nel capoluogo lombardo.

Il gup condannò con rito abbreviato a 16 anni di reclusione Oscar Guerrero Herrera, detto Chepi, il dominicano ritenuto l’autore materiale dell’omicidio del giovane egiziano Hamed Sayed, di 19 anni. L’uccisione, avvenuta in un contesto di futili motivi, su un autobus, scatenò una clamorosa rivolta nel quartiere, durata per ore, e messa in atto da un gruppo di connazionali della vittima soprattutto ai danni della comunità sudamericana. La rissa tra il gruppo di sudamericani e di nordafricani era nata per un banale pestone a un piede su un tram. Da lì scaturì l’uccisione e poi la rivolta nel quartiere.

Nelle motivazioni il gup descrive gli attimi che precedettero l’omicidio con Chepi che «lancia un urlo di guerra, dando la carica ai propri compagni radunatisi intorno a lui, ferito e sanguinante» e descrive lo stesso dominicano come «animato da un incontenibile desiderio di vendetta e da una corrispondente furia», per poi concludere: «È pacifico che l’accoltellamento di Al Sayed sia stato gesto improvviso e fulmineo realizzato da un solo aggressore con una sola coltellata» e che «la vicenda (…) sia la risultante di un momento di follia, di una sorta di temporaneo black out, che travolse entrambe le compagnie di giovani».

Secondo il gip «i latini fino a pochi minuti prima di salire sull’autobus cantavano e scherzavano in armonia fra loro. Nonostante il buono e in alcuni casi ottimo inserimento sociale e nonostante la serenità d’animo di tutti gli interessati, è un dato di fatto anomalo che i medesimi non abbiano saputo sottrarsi a uno scontro di repentina e crudele violenza». Ma anche egiziani presero a pretesto il futile motivo del litigio (il pestone) «per elevare il conflitto: sfilarono le cinture borchiate ed esibirono i coltelli, sfregiarono il volto Chepi». Il gup condannò a 7 anni e 4 mesi di carcere un altro dominicano, Fabian Coste Rodriguez, per concorso anomalo nell’omicidio. Fu assolto, invece, un egiziano, Mohamed Sharaf, che era accusato di favoreggiamento per aver rilasciato agli inquirenti false dichiarazioni. Mentre furono rinviati a giudizio altri tre dominicani, accusati sia dell’omicidio che della rissa, un ivoriano e un egiziano che devono rispondere solo per la rissa.