Omicidio Garlasco. Iniziata l’udienza, la parola passa alla difesa
07 Marzo 2009
di Redazione
Ripresa la seconda udienza preliminare al Tribunale di Vigevano che vede imputato Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia.
Al centro dell’udienza ci saranno una serie di eccezioni avanzate dalla difesa del 25enne, il professor Angelo Giarda e i fratelli Giuseppe e Giulio Colli. Il vero elemento centrale dell’udienza sarà il computer di Alberto.
La difesa di Stasi sta illustrando al giudice quali tra le fonti di prova raccolte dalla Procura non dovranno, a loro avviso, essere utilizzate o ammesse in vista della decisione se rinviare o meno a giudizio il giovane. Il collegio di avvocati che assiste Stasi, guidato da Angelo Giarda, contesta le relazioni dei consulenti del pm Rosa Muscio sul pc di Alberto: non solo gli accertamenti non sono stati effettuati in contraddittorio tra le parti, ma i dati e i file, a dire della difesa, sarebbero stati alterati in quanto il computer sarebbe stato aperto dagli investigatori nei giorni successivi al delitto e senza le dovute precauzioni. Altro capitolo in discussione quello relativo alle intercettazioni.
Il gup potrebbe concedere una sospensione dell’udienza per permettere ai pm Muscio e Claudio Michelucci e all’avvocato Tizzoni, legale dei Poggi, di esaminare le questioni, oppure rinviare. Nel primo caso il giudice potrebbe entrare in camera di consiglio per uscire con l’ordinanza o rinviare la decisione aggiornando l’udienza ad altra data.
Stessa cosa nell’altro procedimento in cui Stasi è imputato: quello per la detenzione di materiale pedopornografico e che ha come principale fonte di prova il suo personal computer. Sebbene appaia ormai tramontata, l’eventuale richiesta di rito abbreviato da parte della difesa dovrebbe essere avanzata prima dell’intervento del pm. È già stato annunciato che Stasi – che sarà presente a tutte le udienze, come i familiari di Chiara – ha intenzione di rendere dichiarazioni spontanee. In effetti, i primi a varcare il portone d’ingresso sono stati, a bordo della loro auto, i famigliari della vittima: papà Giuseppe, mamma Rita e il fratello Marco accompagnati da una parente e dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni.
