Omicidio Sanaa. Il padre alla polizia: “Era da una settimana che ci provavo”
18 Settembre 2009
di Redazione
"Era una settimana che ci provavo". Sono queste le uniche parole pronunciate da El Ketawi Dafani, il marocchino in carcere con l’ accusa di aver ucciso la figlia Sanaa, di 18 anni, martedì sera a Montereale Valcellina (Pordenone). Lo si è appreso oggi in ambienti vicini all’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica della città friulana.
Poco dopo il fermo – si è saputo – un appuntato dei Carabinieri ha chiesto a El Ketawi Dafani se si era reso conto di quello che aveva fatto. "Era una settimana che ci provavo", ha risposto a mezza voce El Ketawi Dafani, senza però far capire se si riferiva al delitto o al tentativo di rivedere e far tornare a casa la figlia.
Da qualche settimana, infatti, la ragazza aveva deciso di andare a vivere con il fidanzato, Massimo De Biasio, 31 anni, nonostante la contrarietà del padre. Dopo questa decisione, l’uomo – ha raccontato ieri la moglie, Fatna Sharok, di 39 anni – non dormiva, restava sveglio "fino alle 4 di mattina, non mangiava, fumava sempre, era sempre arrabbiato e voleva vedere la figlia".
L’Imam intanto ha accusato i media italiani di aver dato una lettura distorta della verità e della posizione della madre di Sanaa: "La donna ha da subito condannato il marito per quanto avvenuto e non ha mai giustificato un crimine di questo genere che noi tutti condanniamo. La madre della ragazza ha infatti detto che il marito era un criminale, ma ha aggiunto che, nonostante tutto, continuava a essere suo marito e padre degli altri suoi figli. L’unica responsabilità che addossa al giovane italiano, fidanzato di Sanaa, è quella di non essersi mai presentato alla famiglia perché ha assicurato che lei lo avrebbe accolto a braccia aperte".
Secondo Ovatiq, quindi, dietro questa tragedia non si nascondono problemi legati alla mancata integrazione dei musulmani e dei marocchini in particolare nel nostro paese. "Qui a Pordenone noi siamo perfettamente integrati – spiega – ho avuto un diverbio oggi con la parlamentare del Pdl, Souad Sbai, la quale ci accusa di non lavorare per l’integrazione dei musulmani. Io invito lei a venire a Pordenone per vedere come viviamo. Abbiamo buoni rapporti con l’amministrazione comunale e partecipiamo a numerose iniziative pubbliche, l’ultima delle quali a proposito della crisi economica, offrendo il nostro punto di vista su come uscire dalla crisi che attanaglia le piccole e medie imprese della provincia di Pordenone".
Infine l’Imam Ovatiq, che oggi è impegnato alla guida della preghiera del venerdì islamico all’interno della nuova moschea di Pordenone, si dice completamente indipendente, non legato cioè nè all’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii) né alla grande moschea di Roma. Eppure ammette di aver pagato 680mila euro il locale di tremila metri quadri comprato un mese fa per dare vita a una grande moschea a Pordenone.
