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Padre Bossi: annunciato arresto di tre uomini

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L’annuncio dell’arresto di tre uomini che sarebbero coinvolti nel rapimento di Padre Giancarlo Bossi nelle Filippine è stato dato ieri sera. E questa novità, insieme alla scoperta dei resti di un’imbarcazione semidistrutta sembrano rendere più complesso il procedere delle ricerche del missionario rapito.

“Grazie alle segnalazioni di un testimone che è stato posto sotto protezione, sono stati spiccati mandati di cattura contro tre persone sospettate di essere coinvolte nel sequestro di padre Giancarlo Bossi” aveva detto all'agenzia internazionale Misna martedì scorso padre Giovanni Sandalo, superiore provinciale nelle Filippine del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), chiedendo però di mantenere il riserbo per non compromettere l’incolumità del testimone. “Si tratta di due abitanti del villaggio di Payao (sede della parrocchia di padre Bossi, ndr) e di un fratello di Kiddie” aveva aggiunto padre Sandalo, usando il soprannome di Abdusalam Akiddin, dissidente del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf, la maggiore organizzazione ribelle attiva a Mindanao da anni impegnata in un difficile negoziato di pace con Manila) già responsabile di rapimenti a puro scopo di lucro.

Secondo quanto riferiscono fonti ben informate, il sequestro sarebbe legato alle rivalità tra esponenti politici del villaggio.

“La visita sul posto, assieme a padre Gianni Sandalo e altri missionari, ha confermato l’ipotesi (solo un’ ipotesi) che i rapitori, quelli che hanno fatto lo sporco lavoro di prendere fisicamente padre Giancarlo, sono persone legate alla locale malavita, forse ingaggiate da altri che nell’ombra stanno progettando chissà cosa per sfruttare l’ostaggio” lo scrivono i missionari del Pime nelle Filippine sul blog che hanno aperto per seguire la vicenda.

In un articolo apparso oggi sul quotidiano “Manila Times” dal titolo “”Where is Bossi? Military confused” (Dov’è Bossi? I militari sono confusi), il tenente colonnello Eugenio Cedo, comandante per ‘Western Mindanao” sostiene che potrebbe trovarsi ancora nella provincia di Zamboanga Sibugay; nello stesso articolo, secondo il generale Ben Mohammad Dolorfino, che coordina le ricerche con il Milf, si troverebbe invece al confine tra le province di Lanao del Norte e del Sur . Dolorfino baserebbe la sua convinzione, secondo Vargas, proprio sul ritrovamento della “pump boat” (barca azionata da un motore per pozzi d’acqua) nel villaggio di Payong, municipio di Sultan Gumander in Lanao del Sur; l’imbarcazione semidistrutta sarebbe quella utilizzata per il sequestro. Il tenente colonnello Bartolome Bacarro, responsabile dell’informazione per le forze armate, sempre secondo il “Manila Times” aggiunge che le ricerche continuano sia a Zamboanga che a Lanao. Vargas commenta: “ La confusione sugli spostamenti di padre Bossi e dei suoi rapitori sta ostacolando i tentativi le operazioni di soccorso”. Sul loro blog i confratelli del rapito hanno scritto tra l’altro: “ E’ come sparare al vento; la verità si perde sulla mappa”.

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