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Padre Bossi, sms dei rapitori per chiedere soldi

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Un sms su Padre Bossi. I sequestratori avrebbero inviato un messaggio di testo al cellulare di un emissario del governo scrivendo che il missionario rapito, 57 anni, è vivo e chiedendo denaro per comprare medicine per curare l’ipertensione del sacerdote. Sulla notizia, i missionari del Pime restano però freddi: "Circolano troppe notizie contradditorie".

La fonte della notizia sull'sms, come si legge in una nota dell'agenzia missionaria Misna, è il quotidiano filippino "Inquirer" citando il brigadiere generale Benjamin Dolorfino, che coordina la parte militare del cosiddetto "Ad hoc joint action group" (Ahjag), il Gruppo d’azione congiunto con i separatisti del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf) che da 16 giorni si occupa anche del rapimento di padre Bossi.

Padre Bossi è stato rapito il 10 giugno nel villaggio costiero di Bulawan, nella provincia di Zamboanga (ovest dell’isola meridionale di Mindanao).

Poco prima Dolorfino, si legge nella nota di Misna, aveva detto di avere inviato tre emissari governativi, provvisti di cellulare, in una zona nord-occidentale di Mindanao per garantire una “prova di vita” incontrando i rapitori e mettendo in contatto telefonico padre Bossi con uno dei suoi confratelli del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) che ne potesse riconoscere la voce.

I tre sarebbero partiti dalla città di Iligan verso un posto segreto “a otto chilometri dalla strada principale”. Contattato dalla Misna, padre Giovanni Sandalo, superiore provinciale nelle Filippine del Pime a capo del gruppo missionario di ricerca, ha espresso le proprie perplessità sulla notizia: “I mezzi di stampa locale stanno pubblicando una massa di notizie contraddittorie, nessuna risulta confermata. Lo stesso Dolorfino continua a parlare di presunti contatti con i rapitori che poi vengono puntualmente smentiti”.

Secondo Dolorfino, padre Bossi si troverebbe al confine tra le province di Lanao del Norte e Lanao del Sur, mentre – riferisce padre Sandalo alla Misna – il luogotenente generale Eugenio Cedo, a capo delle forze armate nel Mindanao occidentale, continua a ribadire che i rapitori non si sarebbero allontanati dal teatro del sequestro a Zamboanga Sibugay.

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